Notizia Oggi Borgosesia > Attualità > Rassa piange Gianfranco Chiara, l’amico “Fufi”
Attualità -

Rassa piange Gianfranco Chiara, l’amico “Fufi”

A ricordarlo, in una vibrante descrizione della loro comunità, l’amico Emilio Uggeri.

Rassa piange “Fufi”: il ricordo dell’amico Emilio Uggeri.

Rassa piange Gianfranco

Rassa ha dovuto dire addio a Gianfranco Chiara, detto “Fufi”. A ricordarlo, in una vibrante descrizione della loro comunità, l’amico Emilio Uggeri. «Ciao ‘Fufi’ tutti lo chiamavamo così il Gianfranco Chiara per il quale a Rassa, domenica 14 novembre scorso, si è celebrato il funerale A Rassa, stupendo e noto gioiello incastonato nell’alta Valsesia, ogni generazione ha costituito un proprio piccolo mondo, e mi spiace dubitare che il futuro sia ancora così. Questi piccoli mondi, dei quali ahimè ne stiamo perdendo le tracce, venivano vissuti dalle genti in modo elastico, cioè poche e resistenti genti nelle sue stagioni fredde e via via sempre più numerose che, a partire dai primi germogli primaverili, finivano col riempire ogni casa nel mese di agosto. Al centro di questi mondi che via via mutavano di generazione in generazione, c’erano in prevalenza gente locale, cioè residenti di Rassa; a questi del posto, immancabilmente si aggregavano coloro che a Rassa avevano avuto un loro trascorso».

Le serate insieme

«Mica finito! Già! perché cercavano e trovavano posto anche i ‘tanauri’, cioè i villeggianti Si formavano così gioiose combricole che si impegnavano nel gioco delle bocce che, indipendentemente dall’esito delle partite, proseguivano attorno ad un tavolo dove, immancabilmente, al centro c’era un grosso tagliere con una mezza toma…… un coltello in comune per tagliarla a piacimento, delle fette di pane e, con un qualche bicchierate di vino rosso…..e con alcune cantatine tiravano l’ora della cena. I pastori, che a quel tempo ce ne era rimasto ancora qualcuno ad onorare questo antico mestiere, usavano il loro ben usato ‘Opinel per tagliare il toma e il pane. Ah! Stavo per dimenticarmi: anche le donne partecipavano volentieri ‘ai cori’, come la Lia del Bruno Rossetti, la Fenisia dell’Egidio, la Francesca del Burgnov,….le cui voci di tanto in tanto emergevano. ‘E l’ura de andàa a durmì? ‘E l’ora di andare a dormire? ’ era sempre troppo presto……… anzi, quella era proprio l’ora di quelle giuste per gustare un buon risottino dalla Irmetta».

La comunità

«Al centro di questi mondi che di generazione in generazione cambiavano forma (già! perché qualcuno inevitabilmente veniva a mancare) c’erano il ‘Bebe’, l’Annibale Ventura, il Franchetto, l’Ernesto, il Secundin, l’Anselmo ‘farmacista’, il Marino Mestri, il ‘ciciareta’ Chiara, il Togn Cantuniè, il Fornara, il Livio, l’Andrea, il Gioacchino, il Natalino Prina,……e via via il Giovanni Borgonovo….il Bruno Rossetti, il Ruggeri….. il dottor Bertoli, il Gianfranco Ventura….il Luciano Tocchio, il Merico, il Luigi Arienta .
Dio mio quante persone mancano all’appello….e di certo ne ho dimenticati altri.
Per un certo tempo ha tenuto viva questa tradizione il Guido Galloppini di Isolella che con questa riga colco l’occasione per salutare».

La generazione successiva

«Ecco! noi quelli della generazione successiva a quella sopra citata, non siamo stati capaci di continuare queste semplici gaie amichevoli il tradizioni; e con noi intendo, oltre che da me che ho un qualche anno in più, richiamo compianti Gianfranco De Fabiani che chiamavano bonariamente ‘Piffero?’ l’Andrea Pin, e, di certo non ultimo, appunto il Gianfranco Chiara che tutti chiamavano ‘Fufi’ del quale per l’appunto domenica 14 Novembre si è celebrato il funerale».

Il “fungiatt”

«Figlio di Rina e Livio il ‘Fufi’ è, senza dubbio, stato il più ‘fungiatt’ di Rassa.
Un qualche anno fa lo incontrai a Sorba, appena fuori dalla sua bella baita che aveva ben fatto ristrutturare; lì ci siamo messi a chiaccherare e fu in quell’occasione che mi confermò, con una pacata serenità, che doveva andare avanti e indietro per sottoporsi alle chemio. Mi confidò che faceva un po’ fatica a respirare. Lo incontrai poi a Varallo in un giorno uggioso dell’autunno dello scorso 2020 dove mi suggerì di fare una fotografia panoramica di quella parte dei caseggiati di Varallo che s’affacciano sul fiume le cui acque tremolanti le riflettevano. Ci teneva.
Era stato lui a riconoscermi perché io non ne ero stato capace, tanto era dimagrito; non aveva comunque perso il suo spirito. Lo incontrai poi nell’agosto di quest’anno 2021 al funerale dell’Ezio Ferraris, perito tragicamente in un incidente d’auto. Quella fu l’ultima volta che vidi il Gianfranco ‘Fufy’. Rassa ha perso un suo ragazzo. Sentite condoglianze giungano alla sua adorata Moglie Anita ed a tutti i loro familiari».

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *