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«Senza smartphone la sanità è inaccessibile. Questa è inclusione?»

Amara riflessione di un pensionato di Portula. «Una società che dimentica la sua storia».

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Ma una sanità che richiede strumenti digitali sempre più complessi solo per accedervi, è davvero aperta a tutti? E’ quello che si chiede Agostino Marchi, un cittadino di Portula, pensionato. Che scrive a Notizia Oggi una lettera che parte dalla cronica carenza di medici in Valsessera, ma che spazia anche oltre.

Comodità o esclusione?

«Egregio direttore – scrive Marchi – vorrei esprimere il mio parere sulla mancanza di medici che c’è in Valsessera: una situazione disastrosa per tutti. Ma una società che obbliga un novantenne a usare lo smartphone per accedere ai propri diritti non è moderna: è una società che ha deciso di liberarsi dei propri padri. Nel 2026 tutto è diventato una App, un codice, un portale. Ma chi ha costruito questo Paese con le mani, oggi si ritrova analfabeta in casa propria.

«Se per prenotare una visita o pagare una bolletta serve un figlio o un nipote, sempre se c’è, il sistema ha fallito. Questa non è innovazione. È esclusione! La tecnologia deve aiutare, non selezionare chi ha diritto alla dignità. Quando lasciamo indietro chi ci ha preceduto, non stiamo evolvendo: stiamo solo diventando più comodi e più egoisti! Questa è la mia opinione che ritengo possa essere condivisa da tutte quelle persone che stanno subendo le carenze in tutta la valle del Sessera».

Un’emergenza che dura da anni

Le parole di Marchi fotografano il disagio quotidiano di molti residenti. La Valsessera è stata indicata più volte come una delle aree più esposte alla crisi della medicina territoriale. Rai News, nel 2025, aveva parlato di 8 comuni e circa 7.800 abitanti senza un medico di riferimento, ricordando come dal 2022 l’assenza di sostituzioni stabili abbia lasciato aperti soprattutto presidi ambulatoriali con medici a rotazione. Altre testate hanno poi riportato circa 7mila cittadini scoperti su 9mila abitanti della valle.

A rendere più complesso il quadro non è soltanto la distanza dagli ambulatori, ma anche la frammentazione delle risposte. Chi deve richiedere una ricetta, prenotare una visita, rinnovare una terapia o avere un confronto con un professionista si trova spesso a dover seguire procedure diverse, orari limitati, contatti telefonici o strumenti online. Per una persona giovane può essere un disagio; per un anziano solo può diventare un muro.

Il nodo del digitale

La denuncia contenuta nella lettera va quindi oltre la protesta per la mancanza di medici. Marchi pone una questione di equità: una sanità che si sposta sempre più sul digitale può funzionare solo se nessuno resta escluso. Il punto non è rifiutare la tecnologia, ma impedire che diventi l’unica porta d’ingresso ai servizi essenziali. In territori montani, con popolazione anziana e collegamenti non sempre semplici, l’accesso alla cura ha bisogno anche di presenza, ascolto e accompagnamento.

Negli ultimi mesi sono state attivate alcune iniziative, tra cui ambulatori mobili, giornate dedicate e servizi di supporto per le pratiche telematiche. Sono risposte importanti, ma ancora percepite come parziali da chi chiede un medico stabile, riconoscibile, vicino. Ma l’unica strada è il web, la rete, i portali? Perché una persona deve essere costretta ad avere lo smartphone e a sapersi destreggiare con password e app per avere un servizio sacrosanto? La lettera di Agostino Marchi dà voce a questa richiesta: non lasciare la Valsessera sola davanti a un’emergenza che non riguarda solo la salute, ma la dignità delle persone.
Foto d’archivio

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