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Varallo chiusa la storica “Bottega del corredo”

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Varallo chiusa la nota attività di Emma Dellavedova: la gestiva dal 1978.

Varallo chiusa la Bottega

Un’altra serranda cala a tempo indeterminato a Varallo. Con l’inizio dell’anno ha chiuso i battenti la “Bottega del Corredo”. La titolare del negozio era Emma Dellavedova, che aveva iniziato l’attività nel 1978, subentrando a Giulio Testa e Lorenzina Pronzati, che già gestivano un negozio di merceria, chincaglieria e bauli. «Emma Dellavedova era la prima di tre sorelle – riferisce Piera Mazzone, direttore della biblioteca civica -, viveva a Carcoforo, il comune più alto della Valsesia, dove gli inverni erano molto lunghi e per scendere a scuola a Varallo spesso si dovevano utilizzare gli sci per raggiungere Ferrate, trasferirsi a Rimasco e prendere il pullman per arrivare finalmente a destinazione. Emma, dopo le scuole elementari frequentate a Carcoforo, ha frequentato le scuole medie a Varallo e poi l’Istituto alberghiero, iniziando presto a lavorare negli alberghi in Italia e all’estero. A causa di un incidente automobilistico si era infortunata ad una spalla, così la sorella di papà Maurilio, zia Cecilia, moglie dell’indimenticabile geometra Franco Francione, che viveva a Varallo, poco discosto da piazza Racchetti, colse la proposta, continuamente rinnovata dal signor Testa, che essendo ormai anziano, le chiedeva di suggerire ad una nipote di subentrargli nella gestione del negozio. Cecilia pensò che quello sarebbe stato proprio il lavoro adatto per Emma, che pur essendo molto giovane, appena ventiduenne, aveva gusto ed era già molto assennata».

Il trasferimento

Nel 1979 Emma si trasferì definitivamente a Varallo, avendo sposato Giuseppe Ceccato e prese dimora in via Draghetti a pochi passi dal negozio. «Tanta voglia di lavorare, abilità, ambizione e la continua ricerca di migliorare le proprie capacità per soddisfare nel modo migliore le richieste di una clientela molto esigente – prosegue Mazzone -, trasformarono il negozio in un punto di eccellenza. Il nome scelto era stato molto azzeccato: “Bottega del corredo”. Emma si procurò i migliori fornitori, dai Fratelli Graziano di Mongrando, alla Simta di Torino, ditte toscane e ditte altoatesine, conosciute per la qualità dei loro tessuti, e molte altre aziende tessili. Negli anni si specializzò nella fornitura e posa di tende e tendaggi, offrendo una vasta scelta di modelli e garantendo un’eccellente qualità, così come seppe offrire eleganti vestaglie e vezzose camicie da notte, realizzate con tessuti di pregio. Essendo una amante e fine conoscitrice del puncetto valsesiano, negli anni Emma ha saputo proporlo come prezioso elemento decorativo di tende, tovaglie, o per la realizzazione di orecchini, spille, bracciali, diventando anche un punto di riferimento per coloro che amano la storica trina valsesiana. Dopo la chiusura del negozio di Renato Arbellia, Emma inserì tra gli articoli raffinati lampadari in ceramica decorata a mano, che mantenne fino alla chiusura, con grande apprezzamento dei clienti».

La fine di un’epoca

«Oggi Emma Dellavedova non ha rimpianti per una scelta maturata da tempo – riferisce ancora Mazzone, «ma conserva nel cuore tanti bei ricordi delle persone che sono passate in negozio e che negli ultimi giorni di apertura le hanno testimoniato affetto ed apprezzamento con doni, telefonate, visite di saluto, ringraziandola per i consigli assennati che sapeva dare in ogni occasione, cercando sempre di capire le esigenze del cliente, senza derogare alla funzionalità e ad una eleganza discreta e misurata. Con la chiusura di questo negozio storico si conclude un’epoca: oggi l’impostazione di un’attività commerciale è molto diversa, e la gestione più asettica. Il vecchio bancone, il metro di legno, i cassettini alle spalle, gli scaffali in legno, fanno ormai parte di un passato familiare e rassicurante. Auguriamo ad Emma, che per molti anni ha fatto parte del Consiglio di biblioteca – conclude Mazzone -, come rappresentante dei commercianti varallesi e che oggi è un’attiva volontaria della Croce Rossa, di godersi la quiescenza, riconquistando il bene prezioso della gestione del proprio tempo».

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