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Il concorso di bellezza nasconde la truffa: decine di segnalazioni in Valsesia
Attenzione a non lasciare che i malintenzionati possano controllare l’account di WhatsApp.
Il concorso di bellezza nasconde la truffa: segnalazioni in Valsesia. Attenzione a non lasciare che i malintenzionati possano controllare l’account di WhatsApp.
Il concorso di bellezza nasconde la truffa: segnalazioni in Valsesia
Un’ondata di truffe informatiche sta colpendo la Valsesia. Negli ultimi giorni sono state decine le denunce raccolte dai carabinieri di Borgosesia e delle stazioni del territorio, tutte riconducibili a un raggiro che viaggia attraverso WhatsApp e che può avere conseguenze pesanti per le vittime.
La tecnica si chiama “Ghost Pairing” e consente ai cybercriminali di impossessarsi dell’account WhatsApp Web della persona colpita. Il meccanismo è subdolo perché parte da un messaggio che sembra arrivare da un contatto reale salvato in rubrica.
Come funziona la truffa
Il testo è quasi sempre lo stesso: «Ciao! Se non è un problema potresti votare per mia nipote? Manca davvero poco». A volte è accompagnato dalla foto di una bambina o di una giovane ballerina impegnata in un presunto concorso di danza o evento culturale.
La richiesta compare all’interno di una chat autentica, con tutto lo storico delle conversazioni precedenti. È proprio questo dettaglio a rendere il raggiro particolarmente insidioso: chi riceve il messaggio non ha motivo di dubitare, perché vede il nome e la foto di un amico, di un parente o di un conoscente. Tra le persone coinvolte ci sarebbero numerosi valsesiani, compresi alcuni amministratori locali.
Forzato l’account di WhatsApp
Cliccando sul link contenuto nel messaggio si viene reindirizzati a una pagina web ben costruita dal punto di vista grafico, con loghi, riferimenti a istituzioni dal nome altisonante e immagini rassicuranti. Dopo aver premuto il pulsante “Vota”, compare un pop-up che invita ad autenticarsi tramite WhatsApp, con la scusa di evitare votazioni irregolari. A quel punto viene richiesto di inserire il proprio numero di telefono e il codice di verifica che compare sullo schermo.
È qui che scatta la trappola: fornendo quei dati, la vittima autorizza inconsapevolmente l’apertura di una sessione di WhatsApp Web su un dispositivo controllato dai truffatori. L’account risulta così compromesso. I criminali possono leggere le conversazioni, fingere di essere la persona colpita e inviare ai suoi contatti richieste di denaro, spesso motivate da finte emergenze, incidenti o improvvise difficoltà economiche.
Lo stesso messaggio-trappola viene poi inoltrato ad altri nominativi della rubrica, alimentando una vera e propria catena di contagio digitale.
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