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Il Babbo Natale di Borgosesia si chiama Aldo

«Ho trascorso ore a leggere le letterine dei bambini: i loro sogni mi hanno trasmesso gioia e serenità».

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Il Babbo Natale di Borgosesia si chiama Aldo. «Ho trascorso ore a leggere le letterine dei bambini: i loro sogni mi hanno trasmesso gioia e serenità».

Il Babbo Natale di Borgosesia si chiama Aldo

«Ho trascorso ore a leggere le letterine che mi hanno consegnato i bambini: i loro desideri e i loro sogni mi hanno trasmesso serenità, gioia ed emozione. Avrei voluto poter esaudire tutte le richieste. Essere stato il Babbo Natale per centinaia di bambini è stata un’esperienza unica».

Finite le festività, Aldo Pattaroni ha svestito gli abiti di Babbo Natale ed è tornato a essere un “semplice” cittadino di Borgosesia: «Mi è piaciuto molto essere stato il loro amico – dice -, quasi un confidente: i bambini hanno creduto in me, per loro ero quel Babbo Natale che tanto si aspettavano, ero il personaggio che gli avrebbe portato i regali. C’è stato chi, incuriosito, mi ha tirato la barba, altri che mi hanno “accusato” di avere la barba troppo corta. E ancora, chi mi ha chiesto come facevo a passare nei camini con la mia pancia così grossa».

Aveva già fatto il “Babbo” per le scuole

Essere diventato il Babbo di Natale di Borgosesia per Aldo Pattaroni (classe 1951, alpino nel gruppo cittadino) è stata una prova: «Avevo già impersonato i panni di Babbo Natale per alcune feste organizzate nelle scuole materne – racconta -, ma non ero mai stato il protagonista del Natale di Borgosesia per tutte le quattro settimane. Dai commenti ricevuti, dalle lettere che mi hanno scritto i bambini e anche loro familiari, posso credere di esserci riuscito».

Pattaroni ha trascorso le sue giornate portando la gioia nelle scuole di Borgosesia, è stato presente ad alcune feste e spesso ha atteso i piccoli nella casetta realizzata in piazza Mazzini: «A dicembre è diventata la mia seconda casa – dice -, i bambini sapevano che lì mi avrebbero incontrato, ed era sempre una gioia quando mi correvano incontro per abbracciarmi, per consegnarmi le letterine. E’ stato tutto bellissimo: se in futuro dovessero ancora chiedermi di diventare Babbo Natale, la mia risposta è fin da adesso assolutamente sì».

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