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Investe un bimbo, ma l’obiettivo era il padre: dramma della gelosia

La giovane arrestata conosceva il padre del piccolo. Gli investigatori esaminano i rapporti tra i due e la lite avvenuta poco prima del fatto.

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Una relazione e una lite potrebbero essere all’origine dell’investimento avvenuto sabato 26 settembre nel quartiere San Donato, a Torino. Un bambino di cinque anni è stato travolto da un’auto mentre attraversava la strada con la famiglia. Alla guida c’era una giovane di 24 anni, poi rintracciata e arrestata dai carabinieri. Gli investigatori stanno verificando se l’obiettivo fosse il padre del piccolo, con il quale la donna si conosceva.

Secondo la ricostruzione riportata finora, la giovane avrebbe cercato ripetutamente di contattare l’uomo quella sera e lo avrebbe raggiunto tra via Pinelli e via Industria. Lì sarebbe scoppiato un litigio, prima che lei risalisse in auto. Rancore e gelosia sono un’ipotesi investigativa, non un movente accertato: resta da chiarire se la successiva manovra fosse intenzionale e quale legame avesse con la discussione.

La manovra e la fuga

Dopo la lite, l’uomo, la moglie e i loro due figli stavano attraversando la strada. L’auto guidata dalla giovane è arrivata verso di loro: il padre è riuscito a evitare l’impatto, mentre il bambino è stato colpito e sbalzato sull’asfalto. La vettura ha poi urtato un’auto parcheggiata e la conducente si è allontanata. Testimonianze e immagini delle telecamere sono al centro degli accertamenti sulla dinamica.

Il piccolo è rimasto cosciente ed è stato trasportato in codice rosso all’ospedale Regina Margherita. I medici hanno riscontrato un trauma toracico e addominale, con una prognosi di 40 giorni. La giovane è accusata di tentato omicidio e lesioni personali aggravate. Gli inquirenti stanno verificando anche l’eventuale presenza di un’altra persona a bordo dell’auto.

Cosa resta da chiarire

Il rapporto tra la donna e il padre del bambino è un elemento centrale dell’indagine, ma da solo non prova che l’investimento sia stato volontario. La difesa mantiene aperta l’ipotesi dell’incidente e contesta che la conoscenza tra i due basti a spiegare quanto accaduto. Saranno gli accertamenti sulla manovra, sulle testimonianze e sulle immagini disponibili a chiarire la sequenza dei fatti.

Resta soprattutto da stabilire che cosa sia successo nei minuti tra il litigio e l’impatto. Gli investigatori dovranno valutare se la traiettoria dell’auto fosse diretta verso l’uomo o se il bambino sia stato colpito nel corso di una manovra non intenzionale. Il possibile movente resta dunque da dimostrare, così come le responsabilità della giovane, che è da considerarsi innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.
Foto d’archivio

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