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Muore improvvisamente volontario di “Pagliacci nel cuore”
Pier Paolo Bosso portava allegria in ospedale e case di riposo: il ricordo della Croce rossa di Vercelli.
Muore improvvisamente volontario di “Pagliacci nel cuore”. Pier Paolo Bosso portava allegria in ospedale e case di riposo: il ricordo della Croce rossa di Vercelli.
Muore improvvisamente volontario di “Pagliacci nel cuore”
Era conosciuto da tutti come “Dottor Goal”: un camice colorato, il naso rosso e un’energia contagiosa con cui riusciva a trasformare ogni incontro in un momento di leggerezza. Pier Paolo Bosso ha lasciato un segno profondo nei luoghi in cui il sorriso è spesso più necessario, dagli ospedali alle residenze per anziani. Posti in cui operava come volontario dell’associazione “Pagliacci nel cuore“. La notizia della sua improvvisa scomparsa ha colpito duramente i compagni di volontariato e chiunque abbia avuto modo di conoscerlo e apprezzarne l’umanità.
Bosso è stato stroncato da un malore il giorno di San Silvestro, a pochi giorni dal compimento dei 65 anni. Il funerale è stato celebrato l’altro giorno.
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Il ricordo della Croce rossa
Da circa due anni era parte attiva dell’associazione, affrontando il servizio con dedizione e un entusiasmo che non passava inosservato.
«Il nostro Comitato si unisce con profondo cordoglio alla squadra dei “Pagliacci nel cuore” per la scomparsa del caro dottor Pier Paolo Bosso, conosciuto da tutti come “il dottor Goal” – scrive sui social la Croce rossa di Vercelli -. Il Dottor Goal ha portato sorrisi, leggerezza e momenti di vera allegria alle persone ricoverate in ospedale, agli ospiti delle case di riposo, regalando loro, e alle loro famiglie, un po’ di serenità anche nei momenti più difficili. Grazie Pier Paolo, per il tempo, il cuore e la gioia che hai donato. Il tuo ricordo continuerà a vivere nei sorrisi che hai saputo accendere».
Tra lavoro e passione per il calcio
Nella vita professionale Bosso si occupava di consulenze nel settore dell’energia fotovoltaica, ma il suo passato racconta anche un’altra passione: il calcio. Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta aveva infatti militato come portiere nella Pro Vercelli e successivamente nell’Acqui, in Serie D. Proprio da quell’esperienza nacque il soprannome scelto durante il percorso di formazione come clown-dottore, unendo sport e solidarietà in un’identità diventata familiare a molti.
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