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Da vent’anni conviveva con un’ernia gigante: rimossa con una tecnica rarissima
A Moncalieri un intervento tra i primi in Europa nel suo genere.
Da vent’anni conviveva con un’ernia gigante: rimossa con una tecnica rarissima. A Moncalieri un intervento tra i primi in Europa nel suo genere.
Da vent’anni conviveva con un’ernia gigante: rimossa con una tecnica rarissima
Intervento di altissimo livello all’ospedale piemontese “Santa Croce” di Moncalieri, dove un’équipe di chirurgia generale ha portato a termine con successo un’operazione estremamente complessa su un paziente affetto da ernia gigante. La procedura, eseguita la scorsa settimana, rappresenta uno dei pochissimi casi simili realizzati in Europa.
Il paziente, 60 anni, conviveva da oltre due decenni con una grave ernia inguino-scrotale sinistra, che nel tempo aveva compromesso pesantemente la sua qualità di vita. La situazione clinica era particolarmente delicata: la patologia aveva raggiunto dimensioni tali da causare anche la perdita della funzionalità del rene sinistro, a causa della compressione prolungata dell’uretere.
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Un intervento ad alto rischio
Casi di questo tipo, caratterizzati dalla cosiddetta “perdita di domicilio” degli organi addominali, presentano rischi elevatissimi. Il reinserimento degli organi nella cavità addominale può infatti provocare un aumento improvviso della pressione interna, con conseguenze potenzialmente fatali.
Per questo motivo, i medici hanno adottato una strategia innovativa in due fasi. In una prima fase pre-operatoria, durata circa un mese, sono state effettuate infiltrazioni di tossina botulinica per rilassare la muscolatura addominale e preparare il corpo all’intervento.
L’operazione in laparoscopia
Successivamente, si è proceduto con un’operazione in laparoscopia utilizzando il dispositivo “fasciotens”, una tecnologia avanzata che consente di espandere progressivamente lo spazio addominale, riducendo i rischi durante il riposizionamento degli organi.
Si tratta di una tecnica ancora poco diffusa: in Italia si contano appena sei interventi di questo tipo, mentre a livello europeo non si superano i dieci casi. Determinante è stato anche il lavoro di squadra tra diverse professionalità sanitarie.
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