Idee & Consigli
Cashback: cos’è e come funziona davvero (e quanto si risparmia)
Cosa significa cashback, come funziona, quanto si guadagna davvero e dove conviene usarlo. Te lo spiego senza giri di parole, con numeri alla mano
Ci sono soldi che lasci sul tavolo ogni anno senza nemmeno accorgertene, e basta una spesa online media per rendersene conto: tra vestiti, un telefono nuovo, qualche volo e l’immancabile abbonamento alla palestra che poi nessuno usa, è facile arrivare a 1.800 euro in dodici mesi, e su quella cifra ci sono già pronti da raccogliere — senza fare nulla di più di quello che avresti fatto comunque — qualcosa come 70-80 euro. Non si tratta di un concorso a premi né di un “potresti vincere”, e nemmeno di punti da convertire in un set di pentole che non userai mai: sono contanti che tornano indietro e finiscono direttamente sul tuo conto.
Questo è il cashback, ovvero un’abitudine apparentemente banale che, sommata lungo tutto l’arco dell’anno, finisce per fare la differenza tra il classico “boh, non ci ho mai pensato” e una cena fuori praticamente gratis ogni mese: proprio per questo vale la pena capire bene come funziona e come sfruttarlo al meglio.
Cashback: significato in due righe
Cashback significa, letteralmente, “contanti indietro”: spendi una certa cifra in un negozio, che sia online o fisico, e una percentuale di quella spesa ti viene restituita sotto forma di denaro reale, non di buoni fumosi o vantaggi astratti.
La cosa importante da tenere a mente è che non si tratta di uno sconto applicato al momento, bensì di un rimborso che arriva dopo, di solito accreditato sul saldo dell’app, sulla carta o direttamente sul conto, e la differenza è tutt’altro che banale: mentre lo sconto lo vedi subito alla cassa e poi te ne dimentichi, il cashback si accumula in silenzio nel corso dei mesi, finché a fine anno ti ritrovi con un piccolo gruzzolo che nemmeno sapevi di avere messo da parte.
Come funziona il cashback, dietro le quinte
Qui arriva la parte che quasi nessuno si premura di spiegarti, e che invece cambia completamente il modo in cui guardi al fenomeno: perché mai un negozio dovrebbe restituirti dei soldi? La risposta è che non è affatto il negozio a regalarteli di tasca propria, perché in realtà si tratta di puro e semplice marketing pagato.
Il meccanismo funziona più o meno così: le piattaforme di cashback stringono accordi con migliaia di brand diversi, e ogni volta che porti loro un cliente — cioè ogni volta che sei tu a comprare passando dai loro canali — il brand versa alla piattaforma una commissione di affiliazione che possiamo immaginare intorno al 10% della tua spesa; a quel punto la piattaforma trattiene una parte di quella commissione e gira a te tutto il resto sotto forma di cashback, in un gioco dove tutti finiscono per guadagnarci qualcosa, perché il brand ha venduto, la piattaforma ha incassato la sua quota e tu hai recuperato una fetta della spesa.
Detto questo, è tutto perfettamente regolare e trasparente, e non c’è nulla di troppo bello per essere vero, dal momento che si tratta semplicemente di quella fetta di budget pubblicitario del brand che, anziché finire in un cartellone per strada che nessuno guarda davvero, va a finire dritta nelle tue tasche.
Capire questo meccanismo ti rende anche un consumatore più scaltro, perché ti permette di intuire dove cercare: il cashback più alto si trova quasi sempre sui prodotti che hanno margini di guadagno generosi, come moda, viaggi, assicurazioni e tecnologia, mentre su beni di prima necessità come pane e latte non lo troverai mai al 15%, per la semplice ragione che lì il margine su cui ritagliare un rimborso non esiste proprio.
Le tre forme di cashback che incontrerai
Non bisogna però commettere l’errore di pensare che sia tutto uguale, perché nel mondo reale ti imbatterai in tre tipi distinti di cashback, e confonderli tra loro è uno dei modi più facili per lasciarsi sfuggire dei soldi.
1. Cashback delle app e dei portali
Ti registri sulla piattaforma, passi dai suoi link prima di completare un acquisto e raccogli così la tua percentuale: è la forma più versatile in assoluto, dal momento che copre centinaia di brand diversi, anche se porta con sé uno svantaggio non trascurabile, ovvero che devi ricordarti ogni volta di passare di lì, perché in caso contrario non ti viene riconosciuto nulla. Tra le opzioni più interessanti, su questo portale trovi i cashback più alti per il mercato italiano, con alcune piattaforme di nuova generazione che propongono percentuali ben più alte della media e fanno sentire la differenza soprattutto sulle spese più consistenti.
2. Cashback delle carte
Alcune carte di credito o di debito restituiscono una percentuale su ogni spesa in modo del tutto automatico, senza che tu debba muovere un dito o ricordarti di alcunché, il che le rende comodissime; lo svantaggio, in questo caso, è che spesso prevedono un canone, e quel canone va sempre sottratto dal guadagno reale prima di mettersi a esultare per il rimborso ottenuto.
3. Cashback dei singoli brand
Si tratta di programmi fedeltà evoluti in cui è il negozio stesso ad accreditarti soldi veri, e non semplici punti, da spendere sugli acquisti successivi: una soluzione ottima se sei un cliente abituale di quel determinato posto, ma sostanzialmente inutile se invece ci compri qualcosa soltanto una volta all’anno.
Quanto si guadagna davvero (numeri, non chiacchiere)
Conviene diffidare fin da subito dei titoli sparati del tipo “Guadagna fino al 40%!”, perché quel “fino a” tende a nascondere un mondo di condizioni e limitazioni che difficilmente troverai in primo piano.
Le percentuali realistiche, su cui ha senso ragionare per la stragrande maggioranza degli acquisti, oscillano in concreto tra l’1% e il 10%; il fatidico 40% esiste davvero, ma compare soltanto su offerte promozionali ben precise, valide per pochi giorni e limitate a un singolo brand, e non rappresenta in alcun modo la norma.
Per farsi un’idea concreta, basta provare a fare due conti su una spesa annua online di 2.000 euro, applicando una media prudente del 4%:
2.000 € × 4% = 80 € l’anno recuperati, senza spendere un centesimo in più rispetto a quanto avevi già messo in conto.
Una cifra che certo non ti cambia la vita, ma che resta pur sempre denaro che altrimenti sarebbe evaporato senza lasciare traccia, e tutto questo si riassume in un’unica regola d’oro che vale la pena scolpirsi in mente: il cashback dà il meglio di sé quando si applica a ciò che avresti comprato comunque, e va usato con misura, evitando di lasciarsi spingere a comprare qualcosa solo perché su quell’acquisto è previsto un rimborso.
Le cose da sapere prima di iniziare
Per usare il cashback nel modo giusto è utile avere chiari un paio di aspetti pratici che spesso restano sullo sfondo.
Il primo riguarda la testa con cui lo si usa: poiché vedere una percentuale “indietro” rende ogni acquisto più invitante, il modo migliore per trarne un vantaggio reale è applicarlo a spese che avresti comunque fatto, senza lasciare che il rimborso diventi la scusa per aggiungere al carrello cose che non ti servono. La matematica è semplice: recuperare 8 euro su una giacca da 200 che non ti serviva significa comunque aver speso 192 euro che non avevi previsto, mentre lo stesso 4% su un volo che avresti comprato in ogni caso è puro guadagno.
Ci sono poi alcuni dettagli operativi a cui prestare attenzione quando si sceglie una piattaforma:
- Le soglie di prelievo. Alcune piattaforme accreditano il denaro che potrai ritirare soltanto una volta superata una certa cifra minima, quindi conviene verificarla in anticipo per sapere quando potrai effettivamente incassare.
- I tempi di accredito. Il cashback non è quasi mai istantaneo e di norma arriva dopo un periodo che va dai 30 ai 90 giorni, semplicemente perché le piattaforme attendono che si esaurisca la finestra entro cui potresti restituire la merce.
- La serietà del servizio. Affidandoti a una piattaforma le condividi lo storico dei tuoi acquisti, perciò vale la pena scegliere fin dall’inizio operatori trasparenti e con buone recensioni.
Come iniziare senza perderci tempo
Se a questo punto hai voglia di provare, ecco il metodo essenziale, ridotto a quattro mosse che evitano di trasformare il cashback in una perdita di tempo:
- Scegli un solo canale, non dieci. Punta su una buona app generalista oppure su una carta con cashback automatico, perché disperdersi su sei piattaforme diverse è in assoluto il modo migliore per stancarsi e mollare tutto dopo nemmeno due settimane.
- Attivalo solo per gli acquisti grossi e pianificati, perché è su voli, elettronica, abbonamenti e regali che la percentuale finisce davvero per pesare in maniera apprezzabile.
- Ignoralo per la spesa quotidiana, dal momento che lo sforzo richiesto non vale quasi mai i pochi centesimi che riusciresti a recuperare.
- Controlla il saldo non più di una volta al mese, perché deve restare un’abitudine leggera sullo sfondo e non trasformarsi in una sorta di secondo lavoro.
In due parole
Il cashback, in definitiva, non ha nulla di magico: è semplicemente la tua fetta del budget pubblicitario di un brand che viene riportata a casa, e usato con la testa — applicandolo cioè alle spese che avresti fatto in ogni caso — si rivela un modo concreto e legittimo per recuperare denaro a costo zero su quasi tutto ciò che già compri.
Tutta la differenza, alla fine, sta nel sapere queste cose prima, invece di scoprirle a fine anno mettendosi a fare i conti di quanto si sarebbe potuto risparmiare; e poiché il cashback è solo un tassello di una gestione più consapevole del denaro, se vuoi inquadrarlo in un discorso più ampio puoi partire dalle guide su come risparmiare e gestire le proprie finanze messe a disposizione dalla Banca d’Italia
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