Idee & Consigli
Dolori articolari e tendiniti: quando il PRP può essere una soluzione
Dolore al ginocchio, alla spalla, al tendine che non guarisce nonostante mesi di fisioterapia. Situazioni che molti conoscono bene, spesso accompagnate da una domanda sempre più frequente: «Ho sentito parlare di PRP, potrebbe fare al caso mio?». Il plasma ricco di piastrine — questo il significato dell’acronimo — è una terapia rigenerativa che utilizza una componente del sangue del paziente stesso per accelerare la riparazione dei tessuti danneggiati. Negli ultimi anni ha attirato crescente interesse anche grazie al suo utilizzo sempre più frequente nel mondo dello sport professionistico. Ma tra quello che circola sul web e quello che la medicina può oggi effettivamente offrire c’è ancora molta confusione. A fare chiarezza è il Dr. Andrea Vicario, ortopedico di Habilita I Cedri di Fara Novarese, specialista in chirurgia protesica, artroscopica e medicina rigenerativa, che nella sua pratica clinica quotidiana affianca ai trattamenti chirurgici anche le terapie conservative e rigenerative, valutando caso per caso la strada più indicata per ogni paziente.
«Il PRP – spiega il Dr. Vicario – è un trattamento di medicina rigenerativa ottenuto da un piccolo prelievo del sangue del paziente. Attraverso una centrifugazione si ottiene una concentrazione di piastrine superiore a quella normalmente presente nel sangue. Le piastrine rilasciano fattori di crescita che possono favorire i naturali processi di riparazione dei tessuti. È importante però chiarire un aspetto: il PRP non è una terapia “miracolosa”. È uno strumento terapeutico che può essere indicato in situazioni ben precise e deve sempre essere inserito all’interno di un percorso di valutazione specialistica».
Il Dr. Andrea Vicario
Per quali disturbi o patologie un paziente comune — non necessariamente uno sportivo — potrebbe trovare beneficio nel PRP?
«Contrariamente a quanto si pensa, il PRP non è riservato esclusivamente agli sportivi. Può rappresentare un’opzione terapeutica in alcuni pazienti con artrosi nelle fasi iniziali, tendinopatie croniche o altre patologie muscolo-scheletriche selezionate. L’obiettivo non è ricostruire la cartilagine o evitare sempre l’intervento chirurgico, ma ridurre il dolore, migliorare la funzionalità articolare e, in alcuni casi, rallentare la progressione dei sintomi. La scelta dipende sempre dall’età del paziente, dal tipo di patologia, dalla sua gravità e dagli obiettivi terapeutici. Non tutti i pazienti sono candidati al PRP».
Il trattamento con PRP è indicato in una vasta gamma di situazioni cliniche, soprattutto in quelle in cui la guarigione dei tessuti è rallentata o compromessa. Tra le principali indicazioni per l’uso del PRP in ortopedia, le più comuni sono le lesioni tendinee e muscolari (nel caso di tendiniti o strappi muscolari, dove la riparazione dei tessuti danneggiati può essere stimolata dal PRP); l’artrosi (in particolare nelle fasi iniziali e moderate di artrosi, per ridurre il dolore, migliorare la funzionalità articolare e rallentare la progressione della malattia); i traumi sportivi (in presenza di lesioni causate da attività sportive, come distorsioni o stiramenti, il PRP può accelerare il recupero); la guarigione post-operatoria (come supporto per accelerare il recupero dopo interventi ortopedici, riducendo il rischio di complicazioni e favorendo la ripresa dell’attività fisica).
Come agisce il plasma ricco di piastrine all’interno dell’organismo?
«Una volta infiltrato nella sede interessata, il PRP rilascia fattori di crescita e altre sostanze biologicamente attive che contribuiscono a modulare il processo infiammatorio e a stimolare i meccanismi naturali di riparazione dei tessuti. Non sostituisce un tendine, una cartilagine o un’articolazione danneggiata, ma crea condizioni favorevoli affinché l’organismo possa sfruttare al meglio le proprie capacità di recupero. Per questo motivo i risultati possono essere diversi da persona a persona e richiedono un’attenta selezione del paziente».

Esterni Habilita I Cedri
Trattandosi di sangue autologo —cioè del proprio sangue — è una terapia sicura?
«Sì. Essendo preparato a partire dal sangue dello stesso paziente, il PRP presenta un elevato profilo di sicurezza e il rischio di reazioni allergiche o di rigetto è estremamente basso. Naturalmente il trattamento deve essere eseguito in ambienti idonei, seguendo protocolli rigorosi di preparazione e somministrazione e dopo una corretta valutazione clinica».
Ci sono controindicazioni che il pubblico dovrebbe conoscere?
«Come ogni trattamento medico, anche il PRP presenta indicazioni e controindicazioni. Può non essere indicato in presenza di alcune malattie del sangue, infezioni in corso, determinate terapie farmacologiche o altre condizioni cliniche che vengono valutate durante la visita specialistica. Inoltre dopo un trattamento con PRP si sconsiglia nei primi giorni l’uso di FANS. L’aspetto più importante è evitare di considerare il PRP una soluzione valida per qualsiasi problema del sistema muscolo scheletrico. Il valore del PRP non sta nell’essere una terapia valida per tutti, ma nel rappresentare una possibilità in più quando viene proposta al paziente giusto, nel momento giusto e all’interno di un percorso terapeutico personalizzato.».
Per informazioni o prenotazioni:
T 0321.818111
E accettazione@icedri.net
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