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Dubai oltre i titoli dei giornali: cosa succede davvero al mercato immobiliare dopo la crisi

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Riccardo Lucietti
Riccardo Lucietti

Missili, borse chiuse, voli sospesi. Le notizie dal Golfo hanno dipinto uno scenario allarmante. Ma i dati del mercato immobiliare di Dubai raccontano qualcosa di diverso dal panico. Il punto con chi ci vive e ci lavora.

Cosa è successo davvero

L’ultima settimana di febbraio 2026 ha cambiato gli equilibri del Medio Oriente. L’attacco coordinato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, la morte della Guida Suprema Khamenei, e la risposta missilistica iraniana su diverse capitali del Golfo hanno occupato le prime pagine dei giornali di mezzo mondo. Dubai non è stata risparmiata: detriti su Palm Jumeirah, porto di Jebel Ali danneggiato, aeroporto chiuso per ore. Tre vittime e 58 feriti. Per chi non conosce la regione, le immagini potevano suggerire un collasso imminente.

La realtà sul terreno, però, è stata diversa. Il sistema di difesa aerea degli Emirati ha intercettato la quasi totalità dei missili. Nel giro di quattro giorni gli aeroporti hanno riaperto, le borse hanno ripreso a operare, e la vita quotidiana della città è sostanzialmente tornata alla normalità. Per chi è abituato a leggere le crisi attraverso i titoli dei giornali, la velocità di ripresa può sembrare sorprendente. Per chi conosce Dubai, è coerente con una città che ha attraversato la crisi finanziaria del 2009, la pandemia del 2020, e in entrambi i casi è ripartita raggiungendo livelli superiori a quelli pre-crisi.

Il mercato immobiliare: i numeri contro il panico

Per capire se chi cerca case a Dubai debba preoccuparsi, bisogna guardare i fondamentali, non i titoli. A gennaio 2026, prima della crisi, il Dubai Land Department ha registrato 15.756 transazioni immobiliari: il record storico mensile. Di queste, il 60% è stato pagato in contanti, senza finanziamento bancario. L’esposizione del sistema creditizio al settore immobiliare è al 14%, meno della metà rispetto al 20% che precedette il crollo del 2009. Il tasso di sfitto nelle zone residenziali principali è inferiore al 5%.

Questi dati dipingono un quadro strutturalmente diverso da quello di quindici anni fa. Nel 2009 il mercato era gonfiato dalla speculazione a debito: mutui facili, leva alta, costruttori che vendevano sulla carta a investitori che rivendevano prima della consegna. Quando il credito si è fermato, la piramide è crollata. Oggi il mercato poggia su capitali propri e su una domanda abitativa reale, alimentata da una città che è passata da 3,5 a oltre 4 milioni di abitanti in pochi anni. Non significa che una crisi geopolitica non possa avere impatto. Significa che l’impatto sarà probabilmente una correzione temporanea, non un crollo strutturale.

Perché gli italiani guardano a Dubai

L’Italia è stabilmente tra le prime dieci nazionalità per investimenti immobiliari a Dubai. Le ragioni sono facilmente comprensibili: assenza di tasse sul reddito da affitto, rendimenti tra il 7% e il 9% lordo annuo (contro il 3-4% medio delle città italiane), possibilità di acquistare in piena proprietà senza essere residenti, e un costo al metro quadro che nelle zone intermedie resta accessibile per il piccolo e medio investitore. Un bilocale in zone come JVC o Business Bay si acquista a partire da 150.000-250.000 euro, con canoni di locazione che possono generare un ritorno netto del 5-6% annuo dopo tutte le spese.

Non è il paradiso che certi guru del web dipingono, però. I costi di gestione esistono e pesano: service charge annuali, periodi di sfitto, commissioni di property management, manutenzione ordinaria. Il rendimento reale è sempre inferiore a quello pubblicizzato dai costruttori. E il rischio geopolitico, come i fatti di febbraio hanno dimostrato, è una variabile concreta. Ma per chi sa fare i conti e ha un orizzonte temporale adeguato, i numeri possono reggere anche in scenari avversi.

Tre scenari per i prossimi mesi

Gli operatori del settore che lavorano con investitori italiani delineano tre possibili evoluzioni. Il primo scenario, ritenuto il più probabile, prevede una de-escalation entro l’estate con una ripresa graduale del mercato e possibili opportunità di acquisto a condizioni migliori del normale per chi è già preparato. Il secondo contempla un conflitto prolungato con una correzione dei prezzi del 10-15% nei segmenti più esposti alla speculazione, ma con il mercato degli affitti che regge grazie alla domanda strutturale. Il terzo, considerato improbabile ma non impossibile, è un’escalation grave che porterebbe a una correzione più marcata su tutti i segmenti. Tra gli operatori che analizzano questi scenari, Riccardo Lucietti, broker certificato RERA e residente a Dubai dal 2023, sottolinea un punto chiave: chi cerca case in vendita a Dubai in questo momento non dovrebbe né comprare d’impulso né restare immobile. La fase attuale è quella della preparazione: studiare il mercato, definire i criteri, farsi trovare pronti quando la finestra si apre.

Il filtro contro le illusioni

Il mercato immobiliare di Dubai è vasto e, per un non addetto ai lavori, può sembrare un labirinto. L’offerta è sterminata, i costruttori si contano a centinaia, e la distanza geografica e culturale dall’Italia amplifica l’asimmetria informativa. In questo contesto, il rischio di affidarsi all’operatore sbagliato è concreto. Lucietti ha costruito il suo approccio su un principio che va controcorrente rispetto alla maggior parte del settore: selezionare poco e selezionare bene. Il suo metodo, denominato “Il Filtro Liquidità & Rendita”, sottopone ogni opportunità a cinque criteri oggettivi prima di proporla. Un modello boutique che segue pochi clienti all’anno, prevalentemente italiani, con l’obiettivo dichiarato di anteporre la qualità dell’operazione al volume delle transazioni.

Leggere oltre i titoli

Le crisi geopolitiche generano paura, e la paura genera titoli. Ma chi investe nel mattone, a Dubai come altrove, sa che le decisioni migliori si prendono quando il rumore si abbassa e i numeri tornano a parlare. I fondamentali del mercato immobiliare di Dubai restano solidi. La crisi in corso è reale e va monitorata con attenzione. Ma tra il panico di chi vende tutto e l’incoscienza di chi compra senza criterio, esiste una terza via: quella di chi si prepara oggi per agire domani. E nel mercato immobiliare, come nella vita, chi è preparato non ha bisogno di avere fretta.

Nota: le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità informativa e non costituiscono consulenza finanziaria o di investimento. Fonti: Dubai Land Department, Central Bank UAE, CBRE, Knight Frank, Bloomberg.

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