Idee & Consigli
Lavoro notturno e usura psicofisica: tutelare il personale nei cicli produttivi
Che cosa logora chi lavora di notte e come possono intervenire le imprese
L’organismo umano regola sonno e vigilanza su un ciclo di circa ventiquattro ore, che la luce del giorno tiene allineato con l’orologio. Chi lavora di notte chiede al corpo di restare attento nelle ore in cui quel ciclo spinge verso il riposo, e di dormire quando in casa la giornata degli altri è appena cominciata.
Il D.Lgs. 81/2008 chiede al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e fra le misure generali di tutela richiama l’organizzazione del lavoro, sicché anche l’orario notturno è materia di prevenzione.
Perché dormire di giorno non basta a recuperare?
Il sonno diurno tende a essere più breve e più spezzato di quello notturno, dal momento che luce e rumori continuano a segnalare all’organismo che è ora di stare svegli. Dopo alcune notti di fila le ore perse si sommano, e la stanchezza pesa soprattutto prima dell’alba.
C’è poi un logorio meno visibile, perché chi rientra all’alba incrocia i figli sulla porta mentre escono per andare a scuola e vive a orari sfasati rispetto al resto della famiglia. Il peso di queste rinunce cambia da persona a persona, tanto che un ritmo che un collega regge per anni può logorarne un altro in pochi mesi.
L’impiego prolungato nei turni di notte altera profondamente i ritmi circadiani, esponendo i dipendenti a un rischio elevato di disturbi del sonno, patologie metaboliche e pericolosi cali di attenzione. Proprio per l’impatto gravoso che queste dinamiche hanno sulla salute, la normativa vigente impone l’obbligo di controlli clinici periodici e rigorosi, indispensabili per certificare l’idoneità fisica e psicologica del lavoratore impiegato a ciclo continuo. Per strutturare correttamente questi delicati protocolli di screening e tutelare le risorse umane, i responsabili HR delle imprese possono consultare le informazioni sulle visite mediche del lavoro offerte da Gdm Sanità di Torino, realtà specializzata nel settore, e assicurarsi cosa occorra per una gestione della sorveglianza sanitaria puntuale e in totale conformità con le direttive di legge.
Il giudizio di idoneità e le notti in reparto
Nella visita il medico competente tiene conto proprio delle differenze fra persona e persona. Ogni visita si chiude con un giudizio di idoneità alla mansione, con il quale il medico stabilisce se la persona può svolgere il suo compito con l’orario previsto, oppure a quali condizioni. Per chi lavora di notte eventuali disturbi del sonno o problemi di salute vengono messi in relazione con i ritmi del reparto, e il giudizio può contenere prescrizioni o limitazioni, come l’esclusione temporanea dai turni notturni.
Come si disegna un calendario dei turni meno logorante
Se la sorveglianza sanitaria individua chi è in difficoltà, la prevenzione comincia prima, nel momento in cui si decide come distribuire le notti fra le persone. Fra le indicazioni dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro su sonno e lavoro a turni c’è quella di ridurre il numero di turni notturni consecutivi, che la stessa agenzia collega al verificarsi di incidenti. La guida suggerisce anche di valutare turni di notte più corti e schemi con una rotazione frequente, e di lasciare ai lavoratori la libera scelta dei turni dove l’organizzazione lo permette.
In un’impresa con due o tre squadre queste indicazioni si traducono in scelte quotidiane, come pubblicare il calendario con anticipo, così che chi lavora possa organizzare la vita familiare, ed evitare i cambi dell’ultimo minuto che fanno saltare il riposo. Quando si modifica lo schema dei turni conviene sentire il medico competente e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, che conoscono i casi più delicati. L’agenzia europea raccomanda inoltre di programmare il lavoro in modo da lasciare tempo per riposare anche durante l’orario, e una pausa a metà notte in un locale tranquillo, lontano dalle macchine, è il modo più semplice per applicarla.
Domande Frequenti (FAQ)
Un lavoratore del turno di notte che dorme male può chiedere una visita al medico competente?
Sì. La normativa prevede la visita su richiesta del lavoratore, che il medico competente effettua quando ritiene la richiesta collegata ai rischi del lavoro svolto o a condizioni di salute che il lavoro potrebbe aggravare. Il nome del medico competente si può chiedere all’ufficio del personale oppure al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Per la salute è meglio un turno fisso di notte o una rotazione fra mattino, pomeriggio e notte?
Una risposta valida per tutti non esiste. Le indicazioni dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro favoriscono rotazioni frequenti e poche notti consecutive, mentre alcune persone preferiscono la notte fissa per ragioni familiari. Nel singolo caso la valutazione spetta al medico competente, che conosce lo stato di salute del lavoratore.
È vero che chi viene giudicato non idoneo al lavoro notturno perde il posto?
Il giudizio di non idoneità non comporta un licenziamento automatico. La legge chiede al datore di lavoro di assegnare il lavoratore, dove possibile, a mansioni compatibili con il suo stato di salute, per esempio in un turno di giorno. Contro il giudizio del medico competente sia il lavoratore sia l’azienda possono inoltre presentare ricorso all’ASL competente per territorio.
Continua a leggere le notizie di Notizia Oggi Borgosesia e segui la nostra pagina Facebook

