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Medicina iperbarica e intossicazione da monossido di carbonio: lo studio a cui ha partecipato Habilita

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La camera iperbarica di Habilita I Cedri
La camera iperbarica di Habilita I Cedri

Il gruppo sanitario Habilita nasce, oltre 40 anni fa, dall’esperienza nell’ambito della medicina iperbarica. Oggi, nonostante l’azienda si sia sviluppata anche in altri settori, come la neuroriabilitazione e la chirurgia protesica in ambito ortopedico, l’impegno in questo campo è rimasto costante. A dimostrarlo è la recente partecipazione del Dr. Andrea Giovanniello, responsabile del servizio di Medicina Iperbarica di Habilita I Cedri, a uno studio di ricerca i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Critical Care”.

L'interno della camera iperbarica

L’interno della camera iperbarica

Proprio al dottor Giovanniello abbiamo chiesto di spiegarci nel dettaglio in cosa consiste lo studio realizzato.

«Si tratta di uno studio clinico prospettico, osservazionale e multicentrico, promosso dall’Università del Piemonte Orientale di Novara, che analizza il ruolo delle microvescicole circolanti nell’intossicazione da monossido di carbonio. Una parte significativa del lavoro si è svolta operativamente presso il nostro centro iperbarico. Le microvescicole sono particelle lipidiche originate dalle cellule e svolgono un ruolo importante nei meccanismi di comunicazione cellulare».

Come si è svolto lo studio?

«Lo studio ha coinvolto soggetti maggiorenni con intossicazione da monossido di carbonio, candidati a ossigenoterapia iperbarica e provenienti da sette ospedali del quadrante del Piemonte Orientale e della Valle d’Aosta. Pre-trattamento iperbarico è stata effettuata la raccolta dei dati anamnestici, emogasanalitici ed ematochimici, oltre al prelievo di campioni di sangue per l’analisi delle microvescicole. I pazienti hanno quindi eseguito il trattamento iperbarico presso il nostro centro e, successivamente, è stato effettuato un secondo prelievo ematico per l’analisi delle microvescicole, insieme a un nuovo controllo emogasanalitico. Infine, a distanza di 45 giorni dall’intossicazione acuta, è stato realizzato un follow-up telefonico per verificare l’eventuale insorgenza della sindrome post-intervallare, una complicanza neurologica dell’intossicazione da monossido di carbonio, che può comparire dopo circa 20-30 giorni».

Dr. Andrea Giovanniello, responsabile del servizio di Medicina Iperbarica

Dr. Andrea Giovanniello, responsabile del servizio di Medicina Iperbarica

Quanto è durato lo studio e quante persone ha coinvolto?

«Lo studio si è svolto tra settembre 2022 e settembre 2024 e ha coinvolto complessivamente 72 pazienti, confrontati con un gruppo di controllo composto da 36 soggetti».

Dove è stato pubblicato lo studio?

«I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Critical Care”, caratterizzata da un alto impatto nel panorama internazionale. Le conclusioni preliminari — trattandosi di una fase 1 dello studio — indicano che l’intossicazione acuta da monossido di carbonio è associata a un incremento delle microvescicole circolanti, in particolare di origine neutrofilica. Questi dati suggeriscono che tali microvescicole possano rappresentare un potenziale marker del danno infiammatorio indotto dalla tossicità del monossido di carbonio. Saranno necessari ulteriori sviluppi per valutare il loro possibile ruolo prognostico nella definizione della gravità e dell’outcome dei pazienti».

La camera iperbarica

La camera iperbarica

È quindi prevista una prosecuzione dello studio?

«L’obiettivo è individuare marker in grado di definire con maggiore precisione la gravità e la prognosi dell’intossicazione da monossido di carbonio. I risultati ottenuti finora mostrano che, come già osservato nei modelli animali, anche nell’uomo si registra un aumento delle microvescicole, in particolare di derivazione neutrofilica. Il significato di questo dato in termini prognostici sarà approfondito nelle fasi successive dello studio, che prevedono il coinvolgimento di ulteriori centri per ampliare la casistica e rendere la ricerca più estesa».

Motivo di orgoglio è anche il fatto che Fara Novarese sia rientrata all’interno di questo progetto…

«È stato un progetto ambizioso, frutto della virtuosa collaborazione con l’Università del Piemonte Orientale di Novara e avervi partecipato ci ha riempito d’orgoglio. Con l’occasione ringrazio i colleghi della Rianimazione di Novara e tutto il personale tecnico e infermieristico del centro iperbarico per il sempre prezioso impegno nella gestione delle emergenze iperbariche».

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