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Morto a Gozzano l’arbitro più anziano d’Italia

Enzio Antonioli, classe 1931, è il decano degli iscritti all’Aia.

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Morto a Gozzano l’arbitro più anziano d’Italia. Enzio Antonioli, classe 1931, è il decano degli iscritti all’Aia.

Morto a Gozzano l’arbitro più anziano d’Italia

Si è spento nella sua casa di Gozzano Enzio Antonioli, classe 1931, l’arbitro iscritto all’Aia (Associazioni italiana arbitri) più anziano d’Italia. Il suo motto, diventato negli anni uno slogan, racchiudeva perfettamente il suo modo di intendere il calcio e l’esistenza: «Un arbitro lo è per sempre, anche nella vita».

Una vita dedicata all’arbitraggio

Antonioli aveva raccontato la sua lunga esperienza a La Prealpina due anni fa. Aveva iniziato ad arbitrare a 27 anni, dopo un passato nel Csi, e da lì non si era più fermato. Una carriera lunghissima che lo aveva portato a dirigere gare in Serie C e anche una partita in Serie B, prima di proseguire come giudice di linea e successivamente come commissario arbitrale.

Il calcio era stato una passione fin da ragazzo, quando giocava, ma arbitrare per lui rappresentava qualcosa di ancora più stimolante. «Ai tempi c’era una terna fissa di collaboratori – raccontava –. Si riceveva la raccomandata con la convocazione e le credenziali per la partita e si partiva al sabato, per tornare la domenica sera o il lunedì mattina presto. Poi andavo a lavorare in azienda, perché arbitrare era pur sempre un hobby, non un lavoro».

In giro per l’Italia, tra trasferte e partite “calde”

Con la divisa da arbitro Antonioli aveva conosciuto mezza Italia. «Ho girato più così che per divertimento», ricordava. Dalle designazioni in Calabria, Sicilia e Puglia fino alle trasferte nel Nord Est, in Trentino e in Sardegna, «che era la trasferta più veloce».

Indimenticabili le gare più difficili, spesso disputate in stadi gremiti e in contesti accesi: Lecce con 20mila spettatori, Ragusa, Siracusa, Catania, Avellino, Benevento. «A Tortona, in Serie D, il campo era in condizioni pessime: per giocare la società mise degli scarti di riso sul terreno. Era gelato, si giocò in condizioni proibitive».

Non mancavano nemmeno gli episodi al limite. «A Nizza Monferrato – raccontava – un gruppo di tifosi mi aspettò alla stazione dopo la partita. Li evitai entrando in un edificio accanto: era un’agenzia di pompe funebri, aperta di domenica. Rimasi lì finché se ne andarono».

L’ultimo saluto>

A dare notizia della sua scomparsa è stata la famiglia, con un messaggio pubblicato sul suo profilo Facebook: «Arrivederci a tutti, da oggi arbitrerò le partite dal cielo».

Un saluto semplice e intenso, accompagnato dal ricordo di una vita spesa sui campi da calcio, nel segno della passione, del rispetto delle regole e di un ruolo che, per Enzio Antonioli, non finiva mai.

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