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Da Soprana agli Usa: torna alla luce la storia dimenticata di Eugenio e Ida

Una ricercatrice americana ha seguito le tracce delle famiglie Sola e Cerruti Miclet: vite segnate dall’emigrazione, dalla guerra e dal silenzio.

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Una ricerca storica sulla famiglia Sola, tra il Biellese, l’Argentina e gli Stati Uniti, ha riportato alla luce nei giorni scorsi la vicenda di Ida Sola e di Cerruti Miclet Eugenio, nato a Soprana il 17 dicembre 1873. A condurla è stata Maria Teresa Sanhueza, professoressa associata di spagnolo alla Wake Forest University, in North Carolina.

Tutto è iniziato nel 2013, durante la lettura del volume “One Family, Two Worlds: An Italian Family’s Correspondence Across the Atlantic, 1901-1922”. Il libro raccoglieva lettere di immigrati italiani in Argentina, ma mancava una voce importante: quella di Ida Sola, figura centrale della famiglia.

Il viaggio di Ida e il destino di Eugenio

Ida Sola non seguì i parenti emigrati in Argentina. La sua strada la portò invece nel New Jersey, negli Stati Uniti, dove incontrò Cerruti Miclet Eugenio, originario di Soprana. Insieme costruirono una famiglia lontano dall’Italia, portando con sé radici, ricordi e silenzi destinati a rimanere nascosti per generazioni.

Convinta che la storia di Ida meritasse di essere ricostruita, la professoressa Sanhueza intraprese un viaggio a Biella, dove riuscì a incontrare il dottor Aldo Sola, discendente della famiglia. Fu lui, in tarda età, a permetterle di accedere alle lettere rimaste, aprendo una nuova finestra su una memoria familiare e collettiva.

Adua, la guerra e una ferita mai raccontata

Nella ricerca biellese un ruolo decisivo è stato svolto da Massimo Mornarini, ex responsabile della polizia locale di Valdilana, che ha aiutato la studiosa a ritrovare i legami territoriali di Cerruti Miclet Eugenio. Il registro militare lo colloca nel 6to reggimento fanteria d’Africa nel 1896 e poi richiamato alle armi il 4 febbraio 1898.

Eugenio, a soli 22 anni, visse la drammatica esperienza della battaglia di Adua, in Etiopia. Lo scontro segnò profondamente la società italiana, con migliaia di soldati morti. Di quella pagina dolorosa lui non parlò quasi mai, ma raccontò di essere fuggito dall’Italia per il timore di essere richiamato nuovamente in Africa.

Il ritorno a Soprana sulle tracce della memoria

La professoressa Sanhueza ha trascorso diciotto giorni nel Biellese, scansionando quasi mille documenti e incontrando persone, enti e realtà locali. Tra i luoghi visitati ci sono l’Archivio diocesano, la Fondazione Sella, l’ex Mulino Susta in Valdilana, la parrocchia di Soprana e il centro di documentazione sull’emigrazione di Donato.

La scoperta più intensa è stata proprio Soprana, il piccolo borgo di montagna da cui proveniva Eugenio. Vedere quei luoghi ha permesso alla ricercatrice di comprendere meglio le distanze, le fatiche e le scelte di chi partiva. Un paesaggio capace di spiegare, più di molti documenti, la forza e il dolore dell’emigrazione.

Una storia di silenzi, radici e riconoscenza

Dalle ricerche è emerso che Eugenio aveva cinque fratelli: tre fratelli e due sorelle. Secondo la professoressa Sanhueza, anche la notte trascorsa in carcere dopo essere stato dichiarato disertore per un ritardo alla chiamata militare potrebbe aver contribuito alla sua decisione di lasciare l’Italia e tagliare i contatti con il passato.

Negli Stati Uniti Eugenio non imparò mai l’inglese e continuò a leggere ogni giorno il giornale italiano. Eppure riuscì a costruire una famiglia solida e a crescere cinque figli pienamente inseriti nella società americana. Una vicenda che racconta nostalgia, ferite taciute e il bisogno, oggi, di restituire dignità alle storie della gente comune.

Il Biellese accoglie una ricerca che parla a tutti

Durante il soggiorno, la professoressa Sanhueza ha ringraziato il territorio per il calore ricevuto, in particolare all’ex Mulino Susta, dove ha potuto conoscere cultura e tradizioni locali. Ha ricordato anche l’accoglienza nella frazione Baltigati durante la Festa della Mamma, insieme agli anziani del paese.

Le giornate trascorse tra Biella, Vigliano, Valdengo e Soprana hanno confermato quanto la memoria sia ancora viva quando trova persone disposte a custodirla e condividerla. La storia di Ida Sola e di Cerruti Miclet Eugenio torna così a parlare non solo ai discendenti, ma a un’intera comunità.

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