AttualitàVarallo e alta Valsesia
L’eroe di Modena è un avvocato cresciuto a Varallo
Luigi Chiarello è l’uomo che sabato si è subito avventato sul folle che con l’automobile aveva appena falciato i passanti sul marciapiede.
E’ l’uomo che si è lanciato per primo contro l’automobilista che a Mantova aveva appena falciato decine di persone lungo la via Emilia. Lo si può vedere nei video pubblicati un po’ ovunque in questi giorni. Lo si vede cercare di bloccare Salim El Koudri, che scappa, poi si ferma improvvisamente, si gira e lo colpisce con un coltello, prima di essere poi fermato definitivamente da altri cittadini.
Quell’uomo che per primo si è avventato contro il folle si chiama Luigi Chiarello, ha 58 anni, fa l’avvocato e abita a Vignola, cittadina vicino a Modena. E questo lo sanno un po’ tutti. Meno noto è un altro aspetto: Chiarello ha trascorso infanzia e giovinezza a Varallo, assieme alla madre, alla sorella e al padre Pasquale, che per una ventina d’anni è stato in servizio con le forze dell’ordine della città. E lui, Luigi, con Varallo ha ancora un legame affettivo profondo: «Sì, Varallo per la nostra famiglia è davvero il luogo del cuore nel vero senso del termine. Siamo affezionati a questa città, e ne abbiamo ricevuto tanto affetto, di cui saremo grati per sempre».
Avvocato Chiarello, pare che parecchi varallesi quando hanno letto il suo nome sui giornali si siano ricordati della vostra famiglia…
Guardi, a Varallo ho frequentato l’asilo, le scuole elementari, le medie e il liceo classico. Tutta la trafila, insomma. Poi sono andato a Pavia per l’università e infine mi sono trasferito vicino a Modena. Quindi in Valsesia sono cresciuto, tra tante famiglie e tanti amici. Lì abbiamo ancora una casa. Di quella zona ho ricordi indelebili, affetti ricambiati, legami forti.
Eravate a Varallo per il lavoro di suo padre Pasquale, giusto?
Sì, papà in Valsesia aveva comandato la polizia giudiziaria presso l’allora pretura dal 1969 al 1979 circa, poi era passato a comandare la stazione dei carabinieri di Varallo per un altro decennio circa. E anche lui era affezionatissimo a questa città. Fino alla fine.
Vale a dire?
Papà è mancato nel dicembre del 2009. Purtroppo era gravemente ammalato e sapevamo che non c’era molto da fare. Però tra il luglio e l’agosto del 2009 ha voluto a trascorrere l’ultima estate proprio a Varallo, nella nostra casa.
Bene, passiamo all’episodio di sabato.
Io ero andato a passeggiare con mia moglie lungo la via Emilia, che è un po’ la via dello shopping di Modena, il salotto della città. Abbiamo visto tutta la scena perché l’auto veniva verso di noi, e abbiamo visto che ha cominciato a salire sul marciapiede e falciare le persone che camminavano lungo la strada. Alla fine si è schiantata a una decina di metri da noi.
Immagino che avete tentato di ripararvi.
Certo, vedevano l’auto che avanzava e noi abbiamo cercato riparo, arretrando.
In quel momento che cosa pensava? A un malore del conducente o a un gesto deliberato?
In quei momenti non si pensa a nulla, impossibile farsi una ragione di quello che stava accadendo. Accadeva a basta. Vedevo corpi che volavano e ricadevano sul marciapiede, restando poi immobili sulla pietra. Pareva fossero tutti morti. Questa è stata la mia impressione in quei pochissimi secondi. Uno choc assurdo.
Dopo di che il conducente è sceso.
Sì, l’uomo è uscito dall’auto e ha cominciato a correre nella mia direzione. A quel punto, istintivamente, mi sono messo davanti e ho cercato di fermarlo. Quando siamo entrati in contatto ho provato a cingerlo con le braccia, ma lui si è divincolato e mi ha oltrepassato sulla mia destra.
E lei lo ha inseguito.
Sì, sono partito di corsa. Ma dopo pochissimi passi dopo l’uomo si è fermato, si è girato e ha alzato una mano. Solo a quel punto ho visto il coltello. Io ovviamente ho fatto un balzo all’indietro, mentre lui partiva con il fendente. Ho sentito che ero stato colpito a un braccio. E lui è scappato, ma è stato subito fermato da altra gente accorsa.
Per fortuna non è stato ferito.
No, infatti. Ho visto che avevo la giacca sporca di sangue, ma non era sangue mio. E’ accorsa mia moglie, mi ha aiutato a togliermi la giacca e la camicia. E alla fine abbiamo constatato che il coltello aveva solo tagliato una manica della giacca.
E il resto è cronaca. Ora che aria si respira a Modena? Immagino che questo fatto sia sempre sulla bocca di tutti.
Certamente, è il tema del giorno. Mi spiace però che questa brutta vicenda abbia innescato una diatriba tutta politica tra chi lancia allarmi per l’immigrazione e chi invece dà le colpe al contesto sociale, all’emarginazione…
Un dibattito, sempre parlando di Modena, che resta confinato nel mondo della politica o che arriva anche al bar?
Arriva al bar, come no. Io non vivo a Modena città, ma a Vignola. Ebbene, Vignola è una cittadina dove il 25 per cento dei residenti ha origine straniera. Quindi è chiaro che il tema si pone, non è una questione marginale. D’altra parte devo dire che sabato, poco dopo lo scontro che mi ha toccato personalmente, ho visto quella persona per terra tenuta ferma dai cittadini. Ed erano cittadini stranieri.
Capisco. Torniamo per un attimo a Varallo per concludere.
Molto volentieri. Come ho già detto, per me e per la mia famiglia Varallo è letteralmente il luogo del cuore. E’ la città in cui sono cresciuto, e sono rimasti vivi affetti reciproci molto forti. A Varallo torniamo sempre volentieri perché ci troviamo a casa.
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