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AttualitàVarallo e alta Valsesia

Mario Soster, quell’ultimo appuntamento che non ci sarà mai

Piera Mazzone, direttrice della biblioteca di Varallo, dedica al grande botanico una lettera commossa, tra ricordi personali, gratitudine e progetti rimasti incompiuti.

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Un pranzo in montagna, tra le coltivazioni curate con amore, per trascorrere insieme una domenica di novembre. È uno dei ricordi più struggenti che Piera Mazzone, direttrice della biblioteca di Varallo, affida a una lunga lettera dedicata a Mario Soster, scomparso nei giorni scorsi. Un ultimo appuntamento che la malattia ha cancellato, lasciando il dolore per un incontro che non potrà più esserci.

«Caro Mario, qualche settimana fa eri venuto in Biblioteca per invitarmi ad un pranzo con la tua famiglia nel baitino che curavi con tanto amore, per mostrarmi le tue coltivazioni. C’eravamo dati appuntamento per una domenica di novembre, quando l’estate di San Martino regala giorni pieni di azzurro». Poi, racconta Mazzone, una leucemia fulminante ha interrotto tutto in tre settimane. Le ceneri di Soster, secondo le sue volontà, riposeranno lassù, tra le montagne amate.

Mario Soster (a destra) con Arturo Pugno e Piera Mazzone

«Amavo la tua francescana semplicità»

La lettera racconta prima di tutto un’amicizia cresciuta negli anni, alimentata dalla passione condivisa per la conoscenza e dalla frequentazione della biblioteca. Mazzone ricorda un uomo di straordinaria competenza e grande generosità, capace di trasmettere il proprio sapere senza ostentarlo. «Amavo la tua francescana semplicità che si coniugava con una generosità mai esibita: la cosa giusta al momento giusto».

Ma soprattutto ricorda gli insegnamenti ricevuti da Soster, botanico autodidatta che aveva dedicato la vita alla conoscenza e alla tutela della flora alpina. «Mi insegnasti a scoprire la flora spontanea valsesiana, prestando attenzione e cura per le specie più umili, proteggendo le varietà più rare». Il suo messaggio era quello di rispettare la natura, attraversandola come ospiti capaci di passare, scrive Mazzone, “leggeri alla terra”.

Soster con monsignor Luigi Bettazzi

Dall’infanzia alla Falconera all’amore per la montagna

Il ricordo ripercorre anche la storia personale di Soster, arrivato in Valsesia nel 1947, a nove anni, dall’altopiano di Asiago insieme ai genitori e ai fratelli. La famiglia si stabilì nella zona della chiesa di Loreto, ai piedi della Falconera. Quei boschi diventarono il suo primo mondo da esplorare, alimentando una passione per la montagna, la fotografia e la botanica che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Nel 1979 ottenne la qualifica di esperto nazionale del Club alpino italiano per la tutela dell’ambiente montano e fu presidente della sezione Cai di Varallo dal 1985 al 1988 e dal 1991 al 1997. Il suo impegno andava ben oltre l’alpinismo, abbracciando la salvaguardia della biodiversità, la divulgazione scientifica e la valorizzazione del territorio. Un lavoro portato avanti con quella perseveranza che Mazzone considera uno dei tratti più importanti del suo carattere.

Con la moglie Maria Enza

Le felci, i libri e l’ultima opera rimasta incompiuta

Nella lettera trovano ampio spazio le pubblicazioni di Soster, a cominciare da “Le nostre felci”, del 1990, e da “Identikit delle felci d’Italia”, pubblicato nel 2001. Alle piante più umili aveva restituito dignità e attenzione, insegnando a riconoscere la bellezza anche nei dettagli apparentemente insignificanti. Mazzone ricorda le parole di Teresio Valsesia, che ne aveva celebrato il lavoro condotto con “intelletto d’amore” e rigore scientifico.

Particolarmente emozionante il riferimento all’ultimo volume dedicato agli alpeggi della Val Sermenza e della Val Mastallone. Soster aveva approvato la bozza definitiva senza poter vedere il libro stampato. «Sono certa che ci sarai alla presentazione in Biblioteca, orgoglioso di aver regalato un altro gioiello per il cuore e gli occhi di coloro che condividono l’affetto per questa valle, dura e difficile, ma che, come te, sapeva farsi amare», scrive Mazzone.

Sulla ferrata Falconera

In biblioteca resterà per sempre un angolo dedicato a lui

Il legame con la biblioteca di Varallo è stato particolarmente intenso. Mazzone ricorda le mostre realizzate insieme, come “Valsesia in fiore, fiori tra le pagine”, allestita durante l’Alpàa del 2012 con centoventi fotografie naturalistiche. Da quell’esperienza nacque la vetrina “Naturalmente Soster”, arricchita negli anni dalle immagini donate dal botanico e meticolosamente classificate.

«Sono tanti i grazie che Ti dobbiamo in Biblioteca per le Tue mostre», scrive la direttrice. E annuncia che quello spazio continuerà a vivere nel suo ricordo, custodendo le fotografie raccolte negli anni. C’è poi un ringraziamento più semplice e personale: «Grazie per la cura che hai riservato alle nostre piante», compresa una Camelia sasanqua donata da Soster, che proprio in questi giorni sta sbocciando.

Durante un incontro pubblico

«Ad ogni scampanellata penserò che sei tornato»

Nelle parole di Piera Mazzone emerge anche il ritratto di un uomo che considerava prezioso il tempo soltanto quando poteva essere dedicato a qualcosa di utile per la comunità. Un esempio di coerenza, dedizione e amore per la Valsesia, capace di insegnare ai bambini quanta vita si nasconda persino in pochi centimetri quadrati di terreno. E di continuare a cercare, fotografare e raccontare la bellezza fino agli ultimi giorni.

Il saluto finale è affidato a un’immagine domestica, tenera e dolorosa. «Ad ogni vigorosa scampanellata sobbalzerò pensando che magari tu sia tornato a bere un caffè». Poi il pensiero si sposta lassù, dove Mario continuerà idealmente a prendersi cura delle piante e dei sentieri, esplorando nuove meraviglie. «So che sarai impegnato a preparare macerati d’ortica per le piante delle “zone alte”, a ripulire sentieri e a scoprire nuove varietà botaniche, ora che hai a disposizione il catalogo dell’universo».

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