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Agnona e le Lanerie: uno straordinario ricordo di Francesco Ilorini Mo

L’imprenditore raccontato dalla segretaria: un pezzo di storia valsesiana in vista delle “Giornate” del Fai

Il prossimo fine settimana la frazione Agnona di Borgosesia sarà protagonista delle “Giornate di primavera” dei Fai. Il nome di Agnona ricorda subito le storiche Lanerie: per questo l’addetta stampa dei Fai Valsesia, Piera Mazzone, ha voluto offrire un ricordo del fondatore Francesco Ilorini Mo, ricordato da una persona che ebbe modo di conoscerlo da vicino per circa 25 anni.

L’Agnona e Francesco Ilorini Mo

Chi meglio di Riccarda Ferraris, segretaria di Francesco Ilorini dal 1976 e poi dipendente dell’Azienda fino al giugno 2002, potrebbe raccontarci l’uomo che creò le Lanerie Agnona, una realtà produttiva conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo?

Francesco Ilorini era nato nel 1915 ad Arola, ma ben presto con la sua famiglia si trasferì  a Colma di Valduggia: il papà elettricista e la mamma contadina gli instillarono una sana concretezza. Fu sempre fiero di quelle umili origini. Con il solo attestato di quinta elementare nel 1928 iniziò a lavorare alla tessitura Lenot dove, dopo alcuni anni di apprendistato, divenne prima aiuto disegnatore e poi disegnatore capo, facendosi notare per la sua straordinaria creatività: erano gli anni dell’autarchia in cui era difficile trovare i coloranti per la lana e lui si inventò una originale collezione di tessuti in bianco e nero, di un’eleganza che divenne proverbiale. Nel 1953 trovò sul pianoro di Agnona dal quale si respirava la Sesia e la cerchia delle montagne, il luogo giusto per costruire la “sua” fabbrica: nacque l’Agnona. Ilorini era socio d’opera, Zegna e Fila, soci di capitale, investirono sul quel giovane geniale e creativo, dallo sguardo magnetico che “incantava” gli interlocutori. Quando in seguito rilevò interamente l’azienda, quell’edificio industriale divenne la “fabbrica dei nidi di rondine”, da mostrare con orgoglio a tutti i visitatori. Le “Lanerie Agnona” si caratterizzarono per la produzione di tessuti pregiati, realizzati con l’utilizzo di tutte le fibre naturali acquistate direttamente nei Paesi d’origine, instaurando un rapporto diretto  con gli allevatori degli animali che fornivano le preziose materie prime.

L’incondizionato amore per la montagna di Francesco divenne una metafora della sua vita: impegno, fatica senza mai risparmiarsi, ma soprattutto saper procedere in cordata, perché: “Da soli non si arriva in vetta”. Seppe scegliere e valorizzare i suoi collaboratori, da quelli più umili ai dirigenti.

“Ogni mattina mi alzavo e mi dicevo: che bello andare a lavorare”: Riccarda era giovanissima, quando fu scelta per quel compito così delicato ed importante, ma ben presto entrò in sintonia con l’imprenditore e con l’uomo, seppe intuirne i desideri ed essergli accanto in modo discreto, dimostrando intelligenza e prontezza, doti che si coniugavano con una grande umanità. Il lavoro si trasformò in un’esperienza di vita: “Da quest’uomo ho molto più ricevuto che dato, mi ha insegnato tutto, dandomi modo di conoscere l’intera vita dell’azienda. Inimitabile il suo modo di far comprendere gli errori: convocava nel suo ufficio ed iniziava un lungo elenco di lodi positive, prima di arrivare al problema. Oggi lo chiameremmo tradurre in positivo le negatività: anche in questo campo fu un precursore”.

Riccarda si sofferma a ricordare l’inseparabile moglie e compagna di vita di Francesco Ilorini, Lorenza De Marchi, che gli diede quattro figli: Federica, Paola, Massimo e Alberto, dei quali tre subentrarono nella gestione dell’azienda, sottolineandone l’armonia e l’unitarietà di visione. Quando negli ultimi anni Francesco Ilorini decise di lasciare l’azienda ai figli ebbe il coraggio di “escludersi” completamente, per non dare adito a confronti e per dar modo ai figli di continuare quel sogno colorandolo con la loro personalità. Nel 1999 il marchio fu venduto a Zegna e da allora è un’altra storia.

Francesco Ilorini seppe confrontarsi con i più grandi stilisti, proponendo un prodotto di rara qualità ed eleganza, coniugato con il concetto di naturalità, che si esprimeva nei colori e nelle realizzazioni di capi unici. “Inventò” la pelliccia ecologica, realizzata in un tessuto in cui la fibra dell’alpaca era trattata in modo tale da sembrare pelo. Il suo ufficio era pieno di sassi, foglie, conchiglie: elementi naturali cui si ispirava per costruire i suoi tessuti e realizzare capi di grande eleganza e raffinatezza. Stupì un “big” del department store americano, che non avrebbe voluto riceverlo, ma fu vinto dalla sua tenacia, perché alla domanda volta a capire che cosa si aspettasse da quel colloquio, rispose: “Niente, voglio abbracciare le sequoie con lei”. Visionario, utopistico, eterno fanciullo: anche questo era Francesco Ilorini che apparteneva al Terz’Ordine Francescano e seppe approfondire e concretizzare in atti di filantropia e generosità la sua dimensione religiosa e spirituale. Sul tetto dell’azienda volle che fosse installato un telescopio per poter scrutare le stelle nelle notti serene, in cui aveva bisogno di attingere la forza dell’universo e di cercare il sorriso del Piccolo Principe. Amava ripetere una massima di grande umiltà, mutuata dalla nonna: “Quando ci sono le stelle bisogna spegnere il lanternino, perché farebbe solo ombra”.

Amò incondizionatamente questa Valle e la promosse nel mondo: chiedeva sempre a Riccarda di indossare il costume di Fobello per accogliere gli ospiti in azienda, ma era anche cittadino del mondo ed innalzava le bandiere dei paesi di provenienza dei suoi visitatori,  perché ognuno si sentisse a casa.

Riccarda oggi si occupa di pubbliche relazioni al Lanificio Colombo, ma porta con sé un bagaglio unico di esperienza e di umanità, che le è stato affidato da quel singolare imprenditore valsesiano che seppe essere un “poeta dell’anima”, in grado di riconoscere gli autentici Valori.

Piera Mazzone

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