CronacaFuori zona
Per mesi celebra messe a Torino, ma non è un prete: scoperto e denunciato
L’uomo si presentava come sacerdote copto e studente universitario. A smascherarlo è stato un fedele, facendo emergere documenti non autentici e dichiarazioni false.
Per quattro mesi ha celebrato messe in tre parrocchie di Torino, conquistando la fiducia dei fedeli e degli stessi sacerdoti. Ma l’uomo che si presentava come don Salam Faragalla non aveva mai ricevuto l’ordinazione sacerdotale che dichiarava di possedere. L’incredibile vicenda è emersa nel quartiere Pozzo Strada, dove il giovane, di presunte origini egiziane, svolgeva attività religiosa dallo scorso giugno.
La scoperta è arrivata dopo la segnalazione di un parrocchiano, che ha spinto la diocesi a verificare le credenziali del presunto sacerdote. Gli accertamenti hanno fatto emergere una realtà ben diversa da quella raccontata dal giovane. La Curia ha disposto il suo immediato allontanamento e presentato una denuncia alla Procura della Repubblica per un’ipotesi di truffa.
La storia del sacerdote copto arrivato per studiare
Il giovane si era presentato alla parrocchia di Santa Rosa da Lima, raccontando di appartenere alla Chiesa copta e di essersi trasferito in Piemonte per frequentare il Politecnico di Torino. Aveva mostrato documenti apparentemente regolari, compresa un’attestazione che indicava il 31 gennaio 2025 come data della sua ordinazione. Una documentazione che inizialmente non aveva suscitato sospetti, permettendogli di inserirsi nella comunità.
Era stato così accolto dal parroco don Davide Pavanello, cominciando a collaborare alle celebrazioni religiose. Successivamente aveva prestato servizio anche nelle chiese di San Leonardo Murialdo e Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. Alcuni fedeli avevano notato particolarità nel suo modo di celebrare, ma le differenze erano state attribuite alle consuetudini della tradizione religiosa orientale dalla quale affermava di provenire.
Il sospetto di un fedele fa crollare tutta la storia
A cambiare tutto è stata una segnalazione arrivata a don Giuliano Naso, parroco di San Leonardo Murialdo e Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. Un fedele, dopo aver visto una fotografia del giovane, aveva espresso forti dubbi sulla sua effettiva condizione di sacerdote. La segnalazione ha fatto scattare verifiche più approfondite, che hanno coinvolto i responsabili della diocesi torinese.
Il controllo decisivo è stato effettuato presso le autorità ecclesiastiche egiziane. Dal vicariato è arrivata la conferma che i documenti presentati dal giovane non erano autentici e che non risultava alcuna ordinazione nei suoi confronti. Anche la presunta iscrizione al Politecnico di Torino si è rivelata inesistente. Restano inoltre interrogativi sulla sua effettiva identità, ancora da chiarire completamente.
La diocesi lo allontana e presenta denuncia
Una volta ricostruita la situazione, i responsabili ecclesiastici hanno deciso di intervenire senza ulteriori indugi. Alberto Riccadonna, portavoce dell’arcivescovo Roberto Repole, ha confermato i provvedimenti adottati nei confronti del giovane. Oltre all’allontanamento dalle parrocchie è stata presentata denuncia alla magistratura, che dovrà valutare gli eventuali profili di responsabilità penale.
La notizia è stata comunicata anche ai fedeli, suscitando comprensibile sorpresa tra quanti avevano partecipato alle celebrazioni officiate dal sedicente sacerdote. Alcuni parrocchiani si sono interrogati sulla validità dei sacramenti ricevuti, mentre la vicenda ha sollevato inevitabili domande sulle verifiche necessarie prima di affidare incarichi religiosi a persone provenienti da altre realtà ecclesiastiche.
L’amarezza del parroco e il mistero sulle motivazioni
Particolarmente amareggiato è don Giuliano Naso, che aveva conosciuto il giovane durante la sua permanenza nelle comunità parrocchiali. Il sacerdote ha raccontato la difficoltà di accettare una vicenda che ha coinvolto la fiducia di tante persone. Nonostante l’inganno emerso, ha evitato giudizi personali definitivi, lasciando aperta la domanda su che cosa possa aver spinto l’uomo a costruire una simile identità.
Tra le ipotesi avanzate dal parroco c’è anche quella di un desiderio di diventare sacerdote mai concretizzato, ma si tratta soltanto di una riflessione personale. Le vere ragioni del comportamento rimangono sconosciute, così come diversi aspetti della storia del giovane. Spetterà ora alla magistratura esaminare la denuncia, mentre nelle parrocchie di Pozzo Strada resta lo sconcerto per una vicenda durata mesi senza che emergesse la verità.
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