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Chiami l’ospedale, risponde il sindaco: colpa di uno scherzo di cattivo gusto

A subirne i disagi il primo cittadino di Postua e gli utenti dell’ospedale di Vercelli

C’è uno scherzo di cattivo gusto all’origine delle tante chiamate ricevute dal sindaco di Postia da utenti che cercavano di mettersi in contatto con l’ospedale di Vercelli. 

«Evidentemente qualcuno ha pensato di divertirsi con poco – interviene Maria Cristina Patrosso ex dirigente del laboratorio di genetica medica all’Ospedale Niguarda di Milano -. Tra il 27 e Il 28 dicembre ho ricevuto sul mio cellulare personale numerose chiamate di persone che volevano mettersi in contatto con l’ospedale di Vercelli». E Patrosso ha cercato di capire cosa stesse succedendo: «Ho contattato Google Italia e mi ha spiegato che qualcuno ha cambiato il numero di telefono dell’ospedale con il numero privato. Di per sé non è stato commesso alcun reato, ma ho comunque segnalato la cosa al comando dei carabinieri di Serravalle. Spero che sia fatta luce sulla questione, anche perché per molti è stato un disservizio». 

Il sindaco ha risposto per quasi due giorni a continue chiamate di persone che avevano necessità di comunicare con l’ospedale per visite. «Si è soprattutto impedito così ai cittadini l’accesso ai servizi sanitari interrompendo un pubblico servizio – riprende -. I carabinieri procederanno ad inoltrare la segnalazione alla polizia postale per le indagini necessarie ad individuare il responsabile». E’ stato appurato comunque che non si tratta di un errore: «E’ stato uno scherzo di cattivo gusto, qualcuno ha volontariamente cambiato il numero sulla piattaforma Google ben sapendo che sono medico. Il mio numero è conosciuto in paese – riprende -. E credo che qualcuno abbia voluto divertirsi, senza rendersi conto che non solo ha fatto un dispetto a me, ma di fatto ha arrecato anche un disservizio ai pazienti che avevano necessità di mettersi in contatto con l’ospedale di Vercelli».

E cosa ha fatto il sindaco quando ha iniziato a ricevere le strane chiamate? «Alla prima chiamata pensavo a un errore, poi ho capito che qualcuno aveva voluto fare uno scherzo. Fanno tante paranoie sulla privacy, poi succedono queste cose».

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