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Covid porta anche un’impennata della cassa integrazione in Valsesia

Lo scorso anno ci sono state 12 milioni di ore di cassa in provincia di Vercelli.

Covid porta anche un’impennata della cassa integrazione. Licenziamenti “consensuali” nei grandi gruppi.

Impennata della cassa integrazione in Valsesia

La seconda ondata Covid si fa sentire anche a livello lavorativo: pure i grandi gruppi hanno deciso di ricorrere alla cassa integrazione. Inoltre sono stati siglati accordi tra aziende e lavoratori prossimi alla pensione per interrompere il rapporto di lavoro in seguito a una buonuscita. L’obiettivo è snellirsi in vista di una ripartenza.

Un altro aspetto portato dal Covid è il boom della cassa integrazione. Lo conferma Valter Bossoni di Cgil Vercelli Valsesia. «L’impiego delle ore di cassa integrazione ha visto un uso massiccio nel 2020: sia ordinaria, che straordinaria, che cassa Covid. A queste si aggiungono altri ammortizzatori sociali, come ad esempio il Fis (che viene utilizzato per le aziende che non hanno cassa)».

Fortemente colpito il settore tessile

«La crisi ha interessato tutti i settori – continua Bossoni -. Lo scorso anno ci sono state 12 milioni di ore di cassa integrazione in provincia di Vercelli». Lo stop della pandemia non ha risparmiato nessuno: «Anche i grandi gruppi stanno utilizzando la cassa. Inoltre il settore tessile ha una serie di difficoltà che erano già presenti prima della pandemia e di cui vedremo le ripercussioni».

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Aggiornare il sistema degli ammortizzatori sociali

Alcune aziende hanno ripreso a lavorare, ma continua a esistere un forte impiego degli ammortizzatori sociali. «Il vero problema si presenterà quando verrà svincolato il blocco dei licenziamenti. Come organizzazioni sindacali stiamo chiedendo di non toccarlo. Occorre anche aggiornare il meccanismo degli ammortizzatori sociali. Chiediamo che ci sia allo sblocco di licenziamenti una situazione che possa aiutare alla semi-normalità. Abbiamo la necessità di ragionare su quelli che possono essere le riconfigurazioni».

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