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Ex preside ricorda Matteo: la montagna, la sfida, la vita

Alessandro Orsi ripercorre gli anni in cui "Teino" Calzoni era suo allievo e custodiva l'Ospizio Sottile.

Ex preside ricorda Matteo: la montagna, la sfida, la vita. Alessandro Orsi ripercorre gli anni in cui “Teino” Calzoni era suo allievo e custodiva l’Ospizio Sottile.

Ex preside ricorda Matteo: la montagna, la sfida, la vita

A due settimane dalla tragedia che ha portato via Matteo Calzoni, lo ricorda il suo ex preside. Si tratta di Alessandro Orsi, che guidava l’Istituto alberghiero di Varallo quando “Teino” era ancora studente e per qualche tempo era stato custode dell’Ospizio Sottile. Nonostante abitasse a Quarona, con i genitori e il fratello, Matteo Calzoni viveva tra quei ghiacci e Boccioleto, paese che amava. Ed è proprio nel comune della Val Sermenza che l’altro lunedì è stato celebrato il funerale.

Uno spirito libero

«Per conoscere Matteo – dice Orsi – basta leggere il capitolo “Diario di un giovane custode” del mio libro “Il Sottile lume dell’Ospizio”con foto bellissime di quando lui si occupava dell’Ospizio. Quello di gestire il Sottile era stato un progetto sperimentale del nostro istituto che coinvolse per alcuni anni nel periodo estivo parecchi studenti del “Pastore”. Matteo era stato uno di loro e tutta la sua passione per la montagna era emersa prepotentemente in quel periodo. Matteo era un ragazzo molto pratico, era uno spirito libero, esuberante, iperattivo, incurante del pericolo».

Di corsa sulle amate montagne

«Conoscendolo – prosegue Orsi -, durante i mesi in cui fu custode del Sottile e vedendo quanta passione avesse per la montagna, chiamai Silvio Mondinelli e Roldano Sperandio affinché gli dessero dei consigli su come comportarsi sul Rosa. Ma niente: lui volava su quelle vette, nelle due ore libere che aveva nel primo pomeriggio correva fino a Gressoney e poi risaliva sempre di corsa all’Ospizio per riprendere servizio, garantendo ristorazione e pernottamenti agli escursionisti. Per fargli scaricare tutta questa esuberanza ed energia gli realizzammo persino una palestra d’arrampicata accanto all’Ospizio».

Una sfida fino all’ultimo giorno

Aveva la montagna nel sangue Matteo Calzoni: «L’ho rivisto diverse volte dopo il diploma – prosegue Orsi – e negli ultimi tempi mi sembrava che avesse trovato un suo equilibro sia sotto l’aspetto professionale che sentimentale. Invece il suo rapporto con la montagna è stato fino all’ultimo una sfida estrema, una lotta con le sue inquietudini. Quando era in montagna non vedeva i suoi limiti». Poi la tragedia: «E’ successo quello che un po’ abbiamo sempre temuto – dice con rammarico Orsi -. Mi avevano detto che continuava ad andare in montagna, ma pensavo che si fosse tranquillizzato. Era un ragazzo limpido, ma selvaggio. Abbiamo cercato di moderare questo suo temperamento ma senza riuscirci. Purtroppo ha pagato questa sua voglia di sfida estrema».

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