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Gattinara diventa mamma ai tempi del Covid: tra gioia e paura

La piccola Azzurra è nata in pieno lockdown: un'esperienza ancora più particolare per i genitori Alessandro e Sabrina.

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Gattinara diventa mamma durante il lockdown: un periodo di felicità e difficoltà per la volontaria della Croce Rossa Sabrina Rattazzi e il suo compagno Alessandro.

Gattinara diventa mamma durante il lockdown

Diventare genitori: un’esperienza totalizzante che è diventata ancora più particolare durante il lockdown. E’ quanto è successo ad Alessandro e Sabrina, due giovani gattinaresi, che il 16 aprile sono diventati i genitori di Azzurra. Emozioni alternate, che si rincorrono, tra l’angoscia di sapere che lì fuori c’è un mondo a rischio contagio, visto da tempo da dietro la mascherina e da sotto la divisa di volontaria della Croce rossa, e il sorriso di Azzurra che spazza via ogni paura e lancia un messaggio di speranza.A raccontare la sua storia è la neo mamma Sabrina Rattazzi, quasi 30 anni di Gattinara, che dal 2016 presta servizio come volontaria del comitato locale della Croce rossa nella città del vino.

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Il volontariato

«L’anno scorso – racconta Sabrina -, io e il mio compagno Alessandro abbiamo deciso di provare ad avere un figlio, ma mai ci saremmo immaginati che, oltre a darci la gioia più grande della nostra vita, avremmo dovuto affrontare una sfida molto particolare: vivere l’ultimo periodo della gravidanza, il parto e i primi mesi di vita della nostra bambina, sotto il segno del Covid-19». Anche in gravidanza, Sabrina ha sempre continuato il suo impegno come volontaria, non più salendo in ambulanza, ma aiutando a distribuire i pasti caldi alle famiglie bisognose. «Quando però è letteralmente scoppiata la diffusione di questo virus – dice Sabrina -, ho ragionato prima da mamma e poi da volontaria e ho deciso quindi fin da subito di stare a casa, per salvaguardare me e la mia bambina».

A casa

Ma stare a casa, seppur con il pancione, non è stato semplice neppure per lei. «All’inizio è stata davvero dura – racconta Sabrina – perché non potevo aiutare i miei colleghi e amici in questo difficile momento, però sapevo che in quel momento stavo comunque aiutando la mia bambina a rimanere sana e al sicuro fino alla sua nascita. Ho rispettato rigorosamente la quarantena solo per lei, anche se tantissime volte mi mettevo a piangere, ed ero molto scoraggiata perché mi sentivo come in prigione. Temevo di soffrire di depressione, ma la mia forza era sapere che stavo facendo la cosa giusta».

La nascita

La mattina del 16 aprile, alle 8, si fa accompagnare all’ospedale di Borgomanero dal suo compagno. «Appena arrivati – racconta – avevo una paura tremenda di fare anche solo il pre-triage, perché ogni volta che andavo a fare qualche visita temevo sempre che mi trovassero febbre o altro, ma quando ho varcato la soglia del reparto ho trovato delle ostetriche veramente eccezionali. Ad esempio avevano capito da subito che mi dava fastidio la mascherina e mi hanno detto che, dopo il pre-triage, potevo toglierla. Non so come avrei fatto a partorire con la mascherina». Alle 15,28 nasce Azzurra. Ora il mondo di Sabrina e Alessandro è cambiato ed è fatto solo di gioia e sorrisi. «Spero solo che passi in fretta questa situazione, perché non vedo l’ora di far conoscere ad Azzurra tutti i miei colleghi volontari e un giorno raccontarle che, mentre nel mondo c’era un virus che stava decimando il Paese, lei è stata il simbolo della speranza. Ci ha insegnato che la vita nonostante tutto va avanti, nel bene e nel male».

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