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Giardini Borgosesia dedicati alla reporter di guerra. Le foto della cerimonia

Domenica 25 aprile la cerimonia di intitolazione. «Così restituiamo a Lea un posto importante nella memoria della Valsesia».

Giardini Borgosesia dedicati alla reporter di guerra Lea Schiavi: donna coraggiosa e dai profondi ideali.

Giardini Borgosesia dedicati alla reporter di guerra

Da domenica 25 aprile i giardini pubblici di piazza Martiri hanno un nome. Sono intitolati a Lea Schiavi, reporter di guerra uccisa in Iran nel 1942, che  nacque a Borgosesia nel 1907. A scoprire la targa, all’ingresso dei giardini sul lato verso la Torre campanaria, i nipoti della giornalista.

Uno spaccato della sua vita

A tratteggiare la storia di Schiavi sono stati lo storico Alessandro Orsi e il giornalista Massimo Novelli de “Il Fatto Quotidiano”, autore del libro “Lea Schiavi – la donna che sapeva troppo”. Nei loro interventi è emersa la figura di una donna che precorse i tempi.

Lasciò Borgosesia per trasferirsi a Milano, dove intraprese la carriera giornalistica. Divenne reporter all’estero, tra Belgrado e Bucarest, tra la Turchia e l’Iran (dove organizzò il movimento Italia Libera) insieme al marito Winston Burdett, corrispondente della Cbs.

Precorritrice dell’antifascismo

Schiavi ebbe un ruolo di primo piano nella propaganda antifascista tra gli italiani all’estero. Lotta che fu quasi sicuramente causa della sua uccisione, avvenuta nel 1942 a un posto di blocco in Iran. L’auto su cui viaggiava insieme ad altre persone fu fermata e, dopo averla identificata, uno dei presunti poliziotti le sparò. Una morte avvolta nel mistero le cui circostanze non sono mai state chiarite (si parla della responsabilità di un ufficiale dei carabinieri attivo nel controspionaggio e, più recentemente, di un coinvolgimento dei russi).

Una donna forte e coraggiosa

Ed è proprio il forte ideale di libertà che contraddistinse la vita di Lea Schiavi. «Come tante borgosesiane – ha spiegato Orsi -, Lea ha rappresentato la Valsesia nel modo più energico possibile, da donna libera, che fatto le sue scelte forti e mai scontate».

Un aspetto sul quale si è soffermato anche Novelli: «Fu una ferma antifascista soprattutto dal 1939, dopo la promulgazione delle leggi razziali. Non nascose mai le sue opinioni e per questo si fece molti nemici, tanto che non poté mai rientrare in Italia».

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