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Giovanni Toro, come un fratello quando guidavo il bus | LA LETTERA

«Ma adesso devi partire per questo ultimo viaggio, un viaggio dove a condurre, per una volta, non sarai tu ma una schiera di angeli».

Giovanni Toro, come un fratello quando guidavo il bus. Riceviamo e pubblichiamo un ricordo di Giovanni Toro.

Giovanni Toro, come un fratello

«Parlare di Giovanni Toro significa parlare di una istituzione a Varallo. La sua storia, la storia della sua impresa che tanto lavoro ha dato anche ai valsesiani, la scriveranno altri meglio di me. Preferisco invece parlare del personaggio, perché di un vero personaggio si trattava. L’ho conosciuto per pura coincidenza quando vidi una macchina “fare la fiancata” a un’altra macchina posteggiata e scappare senza lasciare indicazioni. Lasciai un biglietto allo sfortunato proprietario col mio recapito e la disponibilità a testimoniare il fatto.

Amico e maestro

A chiamarmi fu proprio Giovanni, il proprietario, ovviamente grato per il senso civico dimostrato. Ci ritrovammo quando Cesare e Carlo, due dei suoi tre figli, prestavano opera con me in Comune nel ’94, ma soprattutto ci conoscemmo a fondo quando fui destinato alla conduzione degli scuolabus dalla amministrazione Buonanno.  Ricordo ancora quando mi fece fare per la prima volta, con lo scuolabus, il percorso che mi era stato assegnato tra Parone, Dramo e Locarno. Mi insegnò come prendere quelle curve strettissime, ho ancora la sua voce nelle orecchie e i suoi consigli: “Tieni il motore su di giri perché tutto funziona meglio, qui devi anticipare la curva, attento alle fiancate, qui quando ci sarà il ghiaccio devi rallentare molto…”. Mi fu veramente vicino in quel momento in cui ero molto preoccupato.

Fidato consigliere

Più volte, di fronte ad altre difficoltà della vita, mi dispensò i suoi “saggi consigli”, come un fratello maggiore, ma anche qualche lavata di capo. Giovanni era sicuramente un uomo di grande carattere e le discussioni ogni tanto ci scappavano, ma sempre nel reciproco rispetto e l’amicizia non ne ha mai patito. Era un uomo della vecchia generazione, con principi molto fermi sul valore della famiglia, il lavoro e sul senso di lealtà. Un vero personaggio d’altri tempi che se avevi bisogno una mano te la dava e senza chiedere nulla in cambio.

La sua scuola di vita

L’ho visto e ci siamo parlati un paio di mesi fa per l’ultima volta. Sapevo della sua malattia e mi tenevo informato grazie a Cesare che mi dava sue notizie, ma sempre con gli occhi lucidi perché non erano mai buone notizie. Con Cesare si era anche pensato a una rimpatriata con qualche pizza, ma la situazione stava precipitando e Giovanni era già troppo grave perché si potesse realizzare. Come ha già scritto anche l’amico Marco Valle “la sua memoria continua a vivere nei suoi figli”. Concordo pienamente per come stanno continuando a portare avanti la bella azienda di famiglia seguendo la sua scuola, come la chiama il figlio Carlo: “La scuola di vita di mio padre”.

Ultimo saluto

E ora caro Giovanni è arrivato quel momento, il momento che tutti noi sapevamo sarebbe arrivato ma che nessuno di noi avrebbe mai voluto. Purtroppo la contingenza ci impedisce di essere fisicamente accanto ai tuoi cari in questo triste momento, ma sono sicuro che tutta la tua famiglia sentirà il calore e la vicinanza dei tanti, tanti amici che hai conquistato e non solo a Varallo. Ma adesso devi partire per questo ultimo viaggio, un viaggio dove a condurre, per una volta, non sarai tu ma una schiera di angeli. Ciao Giovanni».

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