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«I migranti, due volte vittime»

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«La nostra amministrazione non ragiona chiudendo le porte»

Dall’assessore alle politiche sociali di Pray riceviamo e pubblichiamo una lettera a margine della protesta attuata la scorsa settimana dai migranti prayesi con quelli triveresi.

«Mi permetto  di scrivere queste considerazioni  in merito ai commenti beceri e privi di alcuna umanità  che purtroppo nella giornata del 4 novembre hanno fatto eco alla corretta (questa sì) manifestazione di protesta dei migranti che sono ospitati da ormai alcuni mesi a Pray e a Trivero. Vittime due volte, se non di più, i migranti sono infatti vittime  di una situazione contingente che li ha visti attraversare il mare in condizioni indescrivibili e ancora vittime di una gestione dell’accoglienza che, nel caso di Pray e di Trivero, si è dimostrata inadeguata, incapace a rispondere alle esigenze minime dei ragazzi ospiti e, a mio avviso, cosa ancora più  grave, priva della volontà  di rispondere alle richiesta delle amministrazioni  comunali coinvolte che sono tese al rispetto umano delle persone.
La giusta rivendicazione  dei migranti, chiedono di essere assegnati ad altra associazione o cooperativa, è condivisibile laddove la “Nuvola” non dimostri attraverso un vero cambio di rotta un vero miglioramento  di quelle misure minime di umanità  che devono essere garantite: la generosità  di singole persone, di associazioni di volontariato  dei due Comuni vicini, l’impegno delle amministrazioni a sostenere iniziative di inserimento attività anche di formazione, a partire dai cordiali di lingua italiana,  servono a fare sentire i migranti non esclusi,  non reclusi… nelle abitazioni dove fanno i turni per i pasti e dove lavano a mano gli indumenti a causa della inadeguatezza  della “Nuvola”.

Fa male leggere commenti incivili, figli dell’ignoranza e della prepotenza, suggeriti forse da dichiarazioni altrettanto prepotenti da parte di amministratori comunali che non vogliono capire cosa significa essere nell’emergenza. Ebbene, l’amministrazione   della quale faccio parte non ragiona chiudendo le porte, sbraitando proclami e insultando sui cartelli chi ha bisogno di aiuto, ma si dimostra solidale, aperta e disponibile a dare una mano vera ma chiede il rispetto da parte di chi gestisce i migranti, di chi fa della loro gestione un business e che a fine mese conta i molti euro che il nostro Stato elargisce loro».

Massimo Platini

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