Attualità
«Quel lento degrado dei centri storici, sempre più poveri di negozi»
La Valsesia rischia di riempirsi di paesi-dormitorio? Una riflessione di Mario Pastore, giornalista e scrittore di Varallo.
«Quel lento degrado dei centri storici, sempre più poveri di negozi». La Valsesia rischia di riempirsi di paesi-dormitorio? Una riflessione di Mario Pastore, giornalista e scrittore di Varallo.
«Quel lento degrado dei centri storici, sempre più poveri di negozi»
Da Mario Pastore, scrittore, giornalista e amministratore di società operanti nel campo della consulenza e della formazione, riceviamo e pubblichiamo la riflessione qui di seguito.
«In attesa di conoscere quale sarà il prossimo equilibrio geo-politico mondiale, derivato da una crisi del capitalismo e in presenza di visioni sovraniste e autocratiche, il panorama attuale appare preoccupante con un’economia integrata basata sulla globalizzazione dei mercati e sempre più dipendente dalle fonti energetiche».
«Assistiamo impotenti a guerre sempre più frequenti e vicine e registriamo quotidianamente una distribuzione non sempre equa della ricchezza, un’alta qualità di vita a chi se lo può permettere e una crescita della popolazione ai margini della povertà».
I paesi senza negozi
«Anche gli aspetti legati alla tutela ambientale e alla gestione e sostenibilità delle risorse naturali appaiono spesso trascurati e non tenuti nelle giusta considerazione. In molti casi paghiamo un miope ritardo nella programmazione in quanto sembriamo molto più portati a gestire l’immediato e le emergenze trascurando una visione a medio e lungo periodo».
«In modo analogo corriamo il rischio di sottovalutare alcuni fenomeni che, con periodicità costante, si stanno verificando nella nostra zona a vocazione turistica che può vantare un ambiente naturale bello e interessante, opere d’arte e borghi e piccoli comuni degni di essere visitati. Passeggiando nei centri storici si può, infatti, notare che molti esercizi commerciali hanno definitivamente cessato la propria attività e si possono incontrare sempre più negozi tristemente chiusi».
Ripercussioni sulla vita sociale
«Questo processo di desertificazione commerciale che appare irreversibile (fonti di Confcommercio indicano tra il 2012 e il 2025 la chiusura in Italia di 156.000 esercizi) non incide solamente nella percezione dei visitatori sull’aspetto estetico del panorama o su quello psicologico del senso di abbandono ma rischia di avere ripercussioni anche sulla vita sociale degli stessi abitanti. I negozi e gli esercizi commerciali di prossimità rappresentano infatti un presidio importante per il mantenimento del senso civico e di comunità di una città».
«Alcune rilevazioni statistiche, effettuate di recente a livello generale, confermano il dato evidenziando che oltre il 60% delle persone avvicinate dimostrava una netta preferenza nella scelta abitativa a soluzioni in quartieri serviti dalla presenza di negozi mentre il valore delle abitazioni presenti in tali realtà acquisiva sul mercato un valore superiore del 20%».
«I motivi di questo processo di desertificazione sono legati alla difficoltà di sostenere dal punto di vista economico la presenza delle attività a fronte di spese generali onerose e di ricavi insufficienti per poter contrastare la concorrenza sempre più numerosa dei centri commerciali, dei supermercati e degli acquisti online».
Un problema per gli anziani
«La situazione può apparire più preoccupante se si considera inoltre l’invecchiamento della popolazione, il tasso di natalità basso e la diminuzione generalizzata dei residenti in Valsesia. Con l’appannamento delle abitudini e occasioni di incontro sociale e del senso di comunità si corre il rischio di registrare nel futuro un decadimento dei centro storici e una minore capacità di attrazione nei confronti non solo di visitatori esterni ma anche di futuri residenti».
«Il problema non è solo locale e non dipende unicamente da noi ma se non verranno prese iniziative per invertire tale tendenza potrebbe accadere che i nostri bei centri si possano trasformare in “luoghi dormitorio” con una conseguente contributo nell’accelerazione dello spopolamento».
Mario Pastore
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