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Mancano 29 medici di base all’Asl Vercelli: Valsesia e Valsessera le zone più scoperte

Per sopperire alle carenze si punta anche sulle nuove “Aggregazioni funzionali territoriali”.

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Mancano 29 medici di base all’Asl Vercelli: Valsesia e Valsessera le zone più scoperte. Per sopperire alle carenze si punta anche sulle nuove “Aggregazioni funzionali territoriali”.

Mancano 29 medici di base all’Asl Vercelli: Valsesia e Valsessera le zone più scoperte

In Valsesia la carenza di medici di medicina generale ha ormai assunto i contorni di una vera emergenza. È nella zona nord della provincia che si concentra la situazione più critica: ambulatori scoperti, pazienti senza medico di famiglia e un carico di lavoro sempre più pesante per le strutture distrettuali. Ma il problema non si ferma alla valle e coinvolge anche il capoluogo Vercelli e le aree limitrofe.

A fotografare il quadro aggiornato al 2025 è la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg): nel territorio dell’Asl di Vercelli risultano 29 incarichi vacanti. Un dato che conferma come la difficoltà non sia più episodica, ma strutturale.

Le zone in sofferenza

«La Valsesia è oggi l’area più in sofferenza – spiega Alessandro Alberati, segretario provinciale Fimmg – anche perché negli ultimi anni queste zone hanno perso attrattività per i nuovi medici».

A Vercelli città mancano quattro professionisti: una carenza che può essere parzialmente compensata aumentando il numero di assistiti per ciascun medico. Il massimale è fissato a 1.500 pazienti, rispetto a un numero ottimale di 1.200. Un margine che consente di assorbire temporaneamente alcune scoperture nei centri urbani, ma che diventa impraticabile nelle aree montane, dove il deficit è più marcato e gli spostamenti rendono più complessa l’assistenza.

Ma anche in Valsessera (zona che pre rientra nell’Asl Vercelli) la situazione è drammatica.

Un problema che tocca tutto il Piemonte

La situazione locale si inserisce in un contesto più ampio che coinvolge l’intero Piemonte, compresa la vicina Novara, dove si registrano 77 posti vacanti. Le cause sono molteplici: pensionamenti, difficoltà nel ricambio generazionale, professionisti che scelgono il settore privato o che si trasferiscono all’estero in cerca di condizioni di lavoro migliori. Le conseguenze ricadono sia sul territorio sia sugli ospedali, con un aumento degli accessi impropri ai Pronto soccorso.

Per affrontare l’emergenza, la Regione punta sulle nuove Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), in attesa di piena attuazione. Si tratta di team strutturati di medici di famiglia che lavoreranno in rete dalle 8 alle 20, garantendo una presa in carico più continuativa e integrata, con attività di supporto anche al Pronto soccorso e ai percorsi dedicati alle patologie croniche.

«L’obiettivo è rafforzare la presenza sul territorio e collaborare nella gestione degli assistiti – conclude Alberati –. Ma i medici non bastano e stiamo facendo il possibile con quelli che ci sono».

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