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«Moto sui sentieri? Macché vandali, la maggior parte sono amici della montagna»

Dopo le accuse, in Valsesia arriva la replica: «Giusto sanzionare chi compromette i tracciati, ma non si confonda l’inciviltà di pochi con una passione praticata nel rispetto del territorio».

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Si apre il dibattito sulla presenza di moto da cross ed enduro sui sentieri dell’alta Valsesia. Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere una lettera di Ferruccio Baravelli che segnalava la presenza di troppi motociclisti che non rispettano i sentieri, danneggiandoli anzi con il passaggio. A questa segnalazione replica Mirko Massarutto, presidente ADVmoto ASD e fondatore della community ADVmoto.

«Gentile direttore, ho letto con interesse la lettera del signor Ferruccio Baravelli pubblicata sul vostro giornale riguardante il degrado di alcuni sentieri della Valsesia attribuito al passaggio di moto da cross ed enduro. Condivido pienamente la preoccupazione verso chi frequenta la montagna senza rispetto per l’ambiente, per gli altri utenti dei sentieri e per il prezioso lavoro svolto da volontari, associazioni e amministrazioni locali.

Persone che salgono in montagna col dovuto rispetto

Chi distrugge il territorio, mette a rischio l’incolumità delle persone o utilizza mezzi non idonei in aree vietate deve essere richiamato alle proprie responsabilità e, ove necessario, sanzionato. Credo però che sia importante distinguere tra comportamenti scorretti e una passione praticata in modo consapevole. Sono il presidente di un’associazione sportiva dilettantistica che riunisce quasi cento soci e gestisco una community di oltre trecento appassionati di adventouring ed enduro turistico.

Persone che vivono la montagna con rispetto, percorrono itinerari autorizzati, rallentano o si fermano all’incontro con escursionisti e ciclisti e considerano il territorio non come un parco giochi, ma come un patrimonio da preservare. Chi pratica il fuoristrada in maniera seria sa bene che senza sentieri, boschi e montagne integre la propria passione non potrebbe esistere.

Il problema è l’inciviltà, non il fuoristrada

Per questo motivo mi permetto di evidenziare come il problema non sia il fuoristrada in sé, ma l’inciviltà di una minoranza che danneggia l’immagine di tutti gli altri. Nella lettera si fa riferimento a moto da cross. È opportuno ricordare che una moto da cross, per sua natura, non è normalmente omologata per la circolazione stradale e non dovrebbe trovarsi sui percorsi aperti al pubblico.

Già questo rappresenta una situazione ben diversa da quella di molti motociclisti che utilizzano moto regolarmente targate, assicurate e omologate. Allo stesso tempo ritengo che attribuire il degrado dei sentieri esclusivamente alle moto sia una semplificazione che non aiuta a comprendere il fenomeno.

Ci sono anche motociclisti che sistemano i danni

L’erosione dei percorsi montani dipende da molteplici fattori: condizioni meteorologiche, pendenze, drenaggio delle acque, eventi atmosferici estremi e passaggio di differenti categorie di utenti. Chi frequenta abitualmente la montagna sa quanto spesso siano piogge e temporali a causare danni ben più rilevanti di quelli provocati dal semplice transito.

Vorrei inoltre portare una testimonianza personale. In più occasioni, durante le nostre uscite, mi sono fermato insieme ad altri motociclisti per rimuovere alberi caduti, rami o ostacoli che impedivano il passaggio lungo i sentieri. Non si tratta di interventi straordinari, ma di piccoli gesti che consentono a tutti — escursionisti, biker, cercatori di funghi e residenti — di continuare a utilizzare quei percorsi in sicurezza.

Un sentiero frequentato è un sentiero vivo

Spesso i motociclisti, così come i ciclisti, i cavalieri e gli escursionisti più esperti, frequentano zone remote che raramente vedono il passaggio di altre persone. Questo permette di segnalare frane, smottamenti, alberi pericolanti e situazioni di rischio che altrimenti rimarrebbero inosservate per lungo tempo. Un sentiero frequentato con rispetto è un sentiero vivo.

Un sentiero abbandonato, al contrario, rischia di essere rapidamente inghiottito dalla vegetazione o di deteriorarsi senza che nessuno se ne accorga. Per questo motivo ritengo che la soluzione non sia una contrapposizione tra chi ama la montagna a piedi e chi la frequenta su due ruote, ma una collaborazione tra tutti coloro che hanno a cuore il territorio. Le associazioni, i gruppi organizzati e le comunità di appassionati possono essere parte della soluzione: promuovendo comportamenti corretti, educando i nuovi praticanti, collaborando con enti e amministrazioni e contribuendo alla tutela dei percorsi. Chi distrugge va fermato. Chi rispetta, invece, dovrebbe essere considerato un alleato.
Mirko Massarutto

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6 Commenti

1 Commento

  1. Roberto

    18 Giugno 2026 at 16:44

    Scusate, ma in Piemonte, e quindi anche in Valsesia, il transito dei mezzi a motore sui sentieri, sulle mulattiere e sulle strade forestali non è forse vietato dalla Legge Regionale n. 32 del 1982, che stabilisce un divieto assoluto di circolazione per i mezzi motorizzati su tali percorsi, proprio per tutelare il patrimonio naturale e l’ambiente? Per cui cosa c’entra il fatto di essere disciplinati nella guida della moto?

    • Ennio

      19 Giugno 2026 at 9:59

      tra le righe c’è qualche scappatoia: vietato ai mezzi motorizzati su sentieri mulattiere strade e piste forestali che siano segnalate da cartelli… ai sensi della legge regionale 12 agosto 1981, n. 27 e della legge regionale 9 agosto 1989, n. 45
      come interpretarla?
      purtroppo tutte le leggi scritte in Italia possono essere interpretate, scriverle in modo preciso e univoco… giammai!

      • Marco

        19 Giugno 2026 at 14:58

        la legge c’è ma non c’è nessuno che la fa rispettare.I sindaci possono fare disputare sul territorio comunale 3 gare all’anno dove devono assicurare e controllare che tutti i partecipanti abbiano un’assicurazione in corso di validità, e devono segnalare con cartelli tutti i percorsi e avvisare le persone del pericolo e l’organizzazione deve presidiare le strade. dove abito io passano molte moto prive di targa x non farsi riconoscere e probabilmente anche di assicurazione, e quando faccio una passeggiata con i miei bambini appena sento il rumore di moto devo affrettarmi a prenderli e portarli al sicuro fuori dal sentiero xché a parte pochi motociclisti educati che rallentano o addirittura si fermano spegnendo la motore aspettando che passi gli altri pensano di essere su un circuito a fare una gara. Concludendo, se c’è il buon senso come quando si va su una strada dietro a ogni curva ci può essere qualcuno o qualcosa e devono andare in base alla visibilità e essere muniti di targa e assicurazione, e quei pochi educati che fanno questo sport dovrebbero riprendere i maleducati e segnalarli alle forze dell’ordine se continuano a fare gli sbruffoni. Poi i sindaci possono fare dei sentieri dedicati interdetti alle altre persone garantendo la sicurezza. Non é di questo che si parla ogni giorno al telegiornale degli infortuni sul lavoro o delle vittime? e allora xché devo rischiare io andando a fare una passeggiata quando sono loro che non possono percorrere le sterrate o i sentieri?

    • Mirko Massarutto

      19 Giugno 2026 at 11:18

      Ciao Roberto,

      hai assolutamente ragione: oggi in Piemonte la normativa vieta il transito dei mezzi a motore su sentieri e mulattiere e non ho mai sostenuto il contrario.

      Il punto del mio intervento era un altro: mi chiedo se una norma nata per tutelare il territorio dai comportamenti irresponsabili non finisca, nei fatti, per penalizzare anche chi vive la montagna con rispetto e attenzione.

      Da presidente di un’associazione che riunisce quasi cento motociclisti e gestore di una community di oltre trecento appassionati, vedo ogni giorno persone che percorrono il territorio in modo responsabile, rallentano quando incontrano escursionisti, rispettano l’ambiente e spesso contribuiscono persino a mantenere puliti e praticabili percorsi che altrimenti verrebbero abbandonati.

      Per questo ritengo che il tema non debba essere “moto sì o moto no”, ma come distinguere chi arreca danno da chi utilizza il territorio in modo corretto.

      Altrimenti rischiamo di applicare un principio per cui, a causa dei comportamenti sbagliati di una minoranza, si vieta un’attività a tutti. Un po’ come se si impedisse a tutti di prendere il treno perché qualcuno viaggia senza biglietto, oppure si vietasse l’accesso ai parchi perché qualcuno abbandona rifiuti.

      Non pretendo di avere la soluzione, ma credo che una riflessione su questo tema sia legittima e possa essere utile a tutti coloro che hanno a cuore la montagna.

      • Roberto

        19 Giugno 2026 at 16:32

        La ringrazio per la riflessione, ma il suo ragionamento presenta dei limiti logici e legali fondamentali che non possono essere ignorati.
        ​Sulle analogie improprie: Paragonare il transito di mezzi a motore su sentieri montani all’uso del treno o all’accesso ai parchi è un falso parallelo. Un escursionista o un ciclista a piedi/in bici non alterano la morfologia del terreno, mentre il passaggio sistematico di mezzi a motore su percorsi fragili causa un deterioramento oggettivo del suolo e un rischio idrogeologico che prescinde dalla ‘buona volontà’ del singolo pilota.
        ​Il mito della manutenzione: La manutenzione dei sentieri è un’attività regolamentata e complessa, che spetta agli enti preposti. L’idea che il passaggio di una moto possa sostituire una corretta gestione territoriale è una visione autoreferenziale: un sentiero non deve essere ‘praticabile’ per un mezzo meccanico, ma sicuro e integro per chi ne fruisce secondo legge.
        ​Rispetto delle regole: La norma non nasce per punire i singoli, ma per proteggere un ecosistema che non è una pista privata. Se il suo club è davvero composto da persone rispettose, il primo passo di tale rispetto è l’osservanza del divieto, non la ricerca di giustificazioni per aggirarlo in base a una propria, soggettiva, percezione di comportamento corretto.

  2. Ennio

    19 Giugno 2026 at 10:00

    tra le righe c’è qualche scappatoia: vietato ai mezzi motorizzati su sentieri mulattiere strade e piste forestali che siano segnalate da cartelli… ai sensi della legge regionale 12 agosto 1981, n. 27 e della legge regionale 9 agosto 1989, n. 45
    come interpretarla?
    purtroppo tutte le leggi scritte in Italia possono essere interpretate, scriverle in modo preciso e univoco… giammai!

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