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«Troppi sentieri devastati da vandali su due ruote»

«Cross ed enduro abusivi distruggono i percorsi della Valsesia, cancellando il lavoro dei volontari e mettendo a rischio escursionisti e biker. Faccio un appello a forestali e guardie provinciali».

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Da Ferruccio Baravelli, assiduo frequentatore della montagna valsesiana, riceviamo e pubblichiamo.

«C’è chi la montagna la ama, la cura e la rispetta e c’è chi la usa come un parco giochi privato, distruggendo in pochi secondi il lavoro di mesi. Parliamo dei nostri sentieri, quelli della Valsesia, patrimonio di tutti. O meglio, di quello che ne resta dopo il passaggio selvaggio di moto da cross ed enduro. Una piaga che ha superato il livello della semplice “maleducazione” ed è diventata una vera e propria devastazione ambientale e sociale.

Il sudore dei volontari contro la spocchia di chi distrugge

Dietro a ogni sentiero pulito, segnalato e sicuro non c’è un’entità astratta o un servizio pubblico pagato. Ci sono persone in carne e ossa. Ci sono i volontari del Cai, delle associazioni private come, per esempio, i ragazzi i Gatti bikers di Gattinara, o gli E-Gravity di Serravalle, il Gs Alpini e tanta altra gente appassionata, che nei fine settimana si spacca la schiena per riparare i danni causati dalle piogge e dai sempre più frequenti venti tropicali, per ricostruire gradini, sistemare i passaggi con tronchi e terra e strappare i percorsi all’abbandono. Lo fanno gratis, per amore del territorio, a beneficio di famiglie e amanti dell’escursionismo, della corsa in montagna o della Mountain Bike.

Poi arrivano loro. Ruote tassellate, motori imballati e fango che vola. In pochi minuti, il lavoro di ore di piccone e vanga viene polverizzato. E il danno oltre alla beffa: se un volontario prova a protestare, questi signori si permettono persino di ridergli in faccia. Tanto, pensano, “chi ci ferma?”

Le “carovane del fango” dal Nord Europa

La situazione è sfuggita di mano. Non siamo più al ragazzino locale che fa il giro nel bosco. Qui parliamo di un vero e proprio business abusivo: carovane di furgoni e camion carichi di moto da cross ed enduro che arrivano direttamente dal Nord Europa. Vengono da noi perché sanno che qui regna l’impunità, attirati da “pseudo-guide” compiacenti che – rigorosamente in nero – li accompagnano a devastare la nostra valle molto allegramente.

Chi ne ha incontrato almeno uno, sa anche quali sono i rischi in termini di sicurezza, per chi cammina o pedala. Tanto nessuno li becca, tanto nessuno li sanziona.

Una legge vecchia (e scritta male) che va cambiata

Eppure la legge ci sarebbe: è la Legge Regionale del Piemonte n. 32 del 1982, che vieta l’uso di veicoli a motore sui sentieri. Ma diciamoci la verità: quella legge è stata scritta da chi ignorava la realtà dei fatti, facendo di tutta l’erba un fascio commettendo un errore gravissimo.

Mettere sullo stesso piano i crossisti devastatori e chi pratica il Trial è un’assurdità tecnologica e pratica. Mentre le moto da cross ed enduro spaccano i gradini, scavano e destabilizzano i sentieri, distruggono i riempimenti di terra, le moto da trial fanno l’esatto contrario. La ruota da trial non crea buchi, non rompe i gradini ma, anzi, schiaccia la vegetazione infestante impedendo all’erba di cancellare il sentiero. I trialisti storicamente sono i primi custodi dei percorsi, attenti alla pulizia e alla manutenzione e la loro velocità può essere compatibile per sicurezza con chi semplicemente cammina sui percorsi. Sarebbe ora che la politica modificasse questa legge obsoleta, distinguendo chi distrugge da chi, invece, la montagna la rispetta e la tiene viva.

L’esempio della Val Grande: muoversi si può (e si deve)

Siamo al limite, ma non è una battaglia persa. In Val Grande è successa la stessa identica cosa: erano arrivati al punto di non ritorno, finché qualcuno ha deciso di rompere il silenzio, denunciando tutto pubblicamente sui giornali. La voce è diventata un coro e le forze dell’ordine si sono mosse. I carabinieri forestali e le guardie provinciali sono intervenuti in forze, correndo ai ripari con controlli serrati, sequestri e sanzioni pesanti. L’ordine e la legalità sono stati ripristinati.

Chiediamo che succeda lo stesso anche qui, in Valsesia. Le nostre montagne non sono una terra di nessuno. Facciamo appello ai Forestali e alle Guardie Provinciali: sentite il grido d’aiuto di questo territorio. È ora di presidiare i sentieri, di fermare questi vandali e di staccare pesanti verbali che facciano passare la voglia di ridere. Per i crossisti ed enduristi seri ci sono piste e percorsi dedicati, devono imparare tutti ad usare “solo” quelli. Difendiamo il lavoro di chi fatica e il diritto di tutti a camminare, correre o pedalare in pace. Prima che sia troppo tardi, prima che anche i volontari abbandonino le speranze e con esse il nostro prezioso e storico territorio…
Ferruccio Baravelli

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