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Paolo Godio da Genova alla Margherita con la forza delle gambe

L'impresa chiamata "mar mar" è decisamente unica

paolo godio

Paolo Godio si cimenta in un’impresa unica nel suo genere: dal mare alla montagna.

Paolo Godio la nuova impresa

Dal mare alla capanna Margherita: non è causale il nome “Mar Mar” per l’impresa che Paolo Godio, professione farmacista e residente a Massino Visconti, cercherà di portare a termine tra venerdì 27 luglio e sabato 28 luglio. Mar sta a mare come Mar sta a Margherita, la capanna più alta d’Europa a 4554 metri sul Monte Rosa. Da quota 0 del mare di Genova ai 4554 metri della punta Gnifetti ci sono 5500 metri di dislivello contando i sali e scendi e 258 chilometri. che il giovane Paolo Godio tenterà di percorrere.

Le tappe

Il primo tratto, da Genova ad Alagna, con partenza alle 16 e arrivo previsto all’una di notte, sarà percorso in bicicletta. Poi nel cuore della notte, a piedi sino alla Margherita, in un ambiente severo attraverso pendii scoscesi, roccette esposte e i ghiacciai di Indren, Garstelet e del Lys. Un’impresa riservata solo ad atleti con un’ottima preparazione psico-fisica che assume una valenza romantica in quanto non è competitiva e nemmeno alla ricerca del record. Infatti, alla domanda del perché di questa performance, Paolo risponde: «La montagna va scalata dall’inizio». E dove inizia la montagna? «Forse già dove finisce il mare. Così ho deciso di provare ad arrivare alla Capanna Margherita, scalando la montagna di casa, partendo da Genova».

La montagna di una volta

Affermazione che riporta al passato, come ricorda Gae Valle: «ma nemmeno tanto tempo fa, quando salire alla Capanna Margherita era, più che un’impresa, un’avventura: si partiva in bicicletta e si raggiungeva Alagna e poi su, a piedi, sino alla capanna Gnifetti dove si pernottava. Il giorno dopo si saliva alla Capanna Margherita e si rientrava ad Alagna sempre a piedi (la funivia era a divenire) con il pesante fardello di piccozza, ramponi e corda che non erano dei materiali superleggeri di oggi. Ma non era finita, rimanevano 50, 80 o più chilometri da percorrere in bicicletta per rientrare a casa e il giorno dopo, il lunedì, sveglia alle 5 per essere pronti al turno in fabbrica, sei – due». Il progetto ha l’appoggio di Monterosa 2000 spa e dell’associazione culturale Wild. Durante l’avventura Paolo Godio sarà assistito dal padre Renato medico, originario di Vanzone di Borgosesia , da Francesco Erbetta fisioterapista, da Ivan Beltrami che lo accompagnerà nel tratto alpinistico e da DadeBike.

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