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Pretendeva soldi per il gioco d’azzardo e picchiava la compagna: condannato

Una situazione familiare degenerata dopo la perdita del posto di lavoro e il ripiego sulle slot machine.

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Quattro anni e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa di 1.200 euro. È questa la pena inflitta dal tribunale a un 25enne di Borgomanero, processato con le accuse di maltrattamenti in famiglia ed estorsione ai danni della compagna. La sentenza è stata pronunciata nei giorni scorsi al termine del procedimento giudiziario che ha ricostruito una relazione durata dal dicembre 2021 al maggio 2024.

Il giudice ha inoltre disposto una provvisionale di 5mila euro a favore della giovane donna, costituitasi parte civile nel processo. Il pubblico ministero Paolo Verri aveva chiesto una condanna a cinque anni e sei mesi di reclusione, mentre la difesa aveva sostenuto la richiesta di assoluzione.

Una relazione segnata da violenze e richieste di denaro

Secondo quanto emerso durante il dibattimento, il rapporto tra i due sarebbe progressivamente degenerato dopo che l’uomo aveva perso il lavoro. In quel periodo avrebbe iniziato a frequentare con assiduità le sale gioco, sviluppando la necessità di reperire denaro da utilizzare alle macchinette.

Le somme richieste alla compagna variavano, secondo le testimonianze raccolte, da 50 a 150 euro per volta. In alcune settimane gli importi complessivi avrebbero raggiunto circa 300 euro. Quando la ragazza si rifiutava di consegnare il denaro, sarebbero scattati insulti, minacce e aggressioni fisiche.

Il racconto della giovane in aula

La vittima ha riferito davanti al tribunale di aver vissuto per lungo tempo in una situazione di forte pressione psicologica. Per evitare che il denaro venisse trovato e richiesto, avrebbe persino nascosto i soldi in diversi punti della casa durante il periodo della convivenza.

Nel corso del processo sono stati ricordati numerosi episodi che avrebbero caratterizzato la relazione: schiaffi, pugni, calci e spinte che si sarebbero verificati in diverse occasioni. Un quadro che l’accusa ha indicato come compatibile con il reato di maltrattamenti in famiglia contestato all’imputato.

La denuncia e l’intervento del Centro antiviolenza

Le difficoltà non sarebbero terminate nemmeno dopo la fine della convivenza. Secondo la ricostruzione presentata in aula, nel maggio 2024 il giovane avrebbe atteso l’ex compagna sotto casa, rivolgendole nuove frasi intimidatorie e richieste di denaro.

Di fronte a quell’episodio, la ragazza ha deciso di rivolgersi alle autorità e di chiedere aiuto al Centro antiviolenza. La denuncia ha dato avvio alle indagini che hanno portato al processo e alla sentenza di condanna pronunciata dal tribunale. Una decisione che riconosce la fondatezza delle accuse contestate all’imputato e che dispone anche un primo risarcimento economico a favore della vittima in attesa della quantificazione definitiva dei danni.

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