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Vive a Trivero il primo rallysta diversamente abile in Italia, Bobo Mainini

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Nel 1998 Bobo Mainini finì in coma dopo un drammatico schianto. «Ero sulla carrozzina, mi rialzai grazie a Padre Pio». Il rallysta ora si è trasferito a Valdilana.

Il rallysta Bobo Mainini trasferito a Trivero

Il pilota di rally devoto a Padre Pio ha scelto di trasferirsi a Valdilana. Giuseppe “Bobo” Mainini ha lasciato la sua Corbetta per la tranquillità delle montagne triveresi. «Avevo bisogno di un posto come questo, tranquillo e senza confusione. Sono contento e devo ringraziare la mia amica Katia Curnis di avermi fatto conoscere questo posto».

Primo rallysta diversamente abile

Bobo Mainini è stato il primo pilota di rally disabile italiano, ufficialmente riconosciuto dalla Csai (commissione sportiva automobilistica italiana). Mainini riprese a correre dopo il drammatico incidente del 1998, per il quale passò anche dei giorni in coma.

«Sono stato 22 giorni in coma e sette mesi in ospedale – racconta Mainini -. Quando sono uscito dal coma venne a trovarmi Munari (Sandro, ex pilota di rally, ndr) dicendomi che la mia macchina era pronta. In quel momento non era il mio pensiero. Nel 2002 poi iniziai a fare l’apripista con la Punto Abarth, nel 2006 ho preso parte ai campionati mondiali disabili con la Gran Punto Abarth, poi mi sono dedicato al neve-ghiaccio».

E la passione infatti rimane. A dicembre Mainini sarà apripista del campionato europeo neve-ghiaccio in Francia.

Una carriera ricca e appassionante

La sua carriera in auto è stata folgorante. Debuttò nel mondo del rally nel 1972 riuscendo ad aggiudicarsi un’ottima posizione al Rally del Mottarone e a quello di San Remo, entrando a far parte prima della scuderia “Tre Gazzelle” di Novara, per poi passare a bordo di una Alfa Romeo Giulia TI Super della scuderia Jolly Club.

La sua carriera agonistica come pilota di rally proseguì con alcune vittorie a livello locale e nazionale sino al 1985 quando si aggiudicò il nono posto al campionato europeo di rally a bordo di una Lancia Rally 037. Dopo il 1998, a seguito di un tragico incidente che l’ha reso disabile, ha ottenuto dalla C.S.A.I. il patentino di primo pilota disabile di rally in Italia.

Mainini riprese a gareggiare nel campionato mondiale disabili, aggiudicandosi tre vittorie tra il 2006 e il 2008, un terzo e un secondo assoluto nelle ultime due gare. Nel 2007 inoltre è stato apripista dell’Abu Dhabi Desert Challenge. Nel 2009 ha preso parte al Trofeo Andros, gareggiando in uno spettacolare testa a testa con Alain Prost.

Un libro autobiografico

Mainini ha voluto raccogliere la sua storia nell’autobiografia “Bobo: un angelo a quattro ruote” dove ha raccontato la sua miracolosa guarigione da lui attribuita a padre Pio. «Prima di finire in coma non sapevo neppure chi fosse – racconta -. Mi svegliai con una sua immagine, che ancora conservo, in mano. Nessuno mi disse chi me la mise: per me fu un segnale».

Mainini  andò anche a San Giovanni Rotondo. «Ero su una sedia a rotelle e non mi muovevo. Trovai una suora, che mi disse “Padre Pio ti guarda”, poi mi disse di camminare. Non ci credetti, ma presi il bastone e iniziai a camminare. Era il 31 dicembre del 2000. Ora Padre Pio mi accompagna sempre e mi piacerebbe che anche qui a Valdilana ci fosse una attenzione per questa figura».

Una parentesi con l’handbike

Da allora ha attirato l’attenzione del grande pubblico grazie anche alla partecipazione come ospite d’onore ad alcuni programmi televisivi. È stato collaboratore della Abarth Driving School di Sandro Munari e ha iniziato una nuova attività sportiva nel campo dell’handbike grazie all’aiuto di Alex Zanardi, trionfando nel 2015 con un tour della Lombardia da solista.

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«Ma io con la handbike cosa c’entro? – si confida -. Mi sono fatto Corbetta-Lecce, poi Venezia, il giro della Lombardia. Adesso per muovermi a Valdilana la uso ancora, ma niente gare».

La vita a Valdilana è tranquilla, fatta di commissioni al mattino a Ponzone con il caffè al bar e qualche uscita al pomeriggio. «È quello che mi serviva – conclude -. Sono contento di questa scelta, avevo bisogno di questa tranquillità».

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