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«Sandro Orsi sarà ricordato come uno dei “grandi” della Valsesia». VIDEO

Celebrato il funerale del professore, restano la sua testimonianza e le sue opere.

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«Sandro Orsi sarà ricordato come uno dei “grandi” della Valsesia». Celebrato il funerale del professore, restano la sua testimonianza e le sue opere.

«Sandro Orsi sarà ricordato come uno dei “grandi” della Valsesia»

E’ stato Enrico Pagano, direttore dell’Istituto storico per la Resistenza, a proiettare nel futuro il ricordo di Alessandro Orsi. «Una persona che entra tra i “grandi” della nostra terra». Lo ha detto giovedì 15 gennaio, nel corso del funerale dell’insegnante, dirigente e storico, che ha radunato a Borgosesia centinaia di persone. Qui sotto, un video della cerimonia.

Come accennato, tra i vari discorsi di commemoriazione, particolarmente significativo è apparso quello di Enrico Pagano, che dopo aver elencato i tantissimi contributi offerti da Orsi nel campo della cultura, della scuola, della storia locale e dell’impegno personale, ne ha dato questa lettura: «Tutto ciò che ha fatto entra nel ricordo di tutti noi e resterà per sempre, grazie anche ai suoi libri e alla sua eredità morale. Alessandro adesso è di fatto entrato in un’altra dimensione: quella dei “grandi” della nostra comunità».

Enrico Pagano

Il ricordo del collega Alberto Lovatto

Pubblichiamo qui, tra i tanti, il ricordo che ci ha lasciato Alberto Lovatto, anche lui ex dirigente scolastico.

«Il primo ricordo di Sandro risale al tempo del Liceo. L’ho avuto come docente per una brevissima supplenza nel biennio. Nonostante la giovane età evidentemente già possedeva doti di ottimo insegnante se, a quasi cinquant’anni, ricordo ancora che ci aveva parlato del racconto “Il cappotto” di Gogol».

«Da studente universitario, siccome Marisa era stata mia docente di Storia e Filosofia, mi ero rivolto a lei volendo fare una ricerca sui canti Walser. Marisa mi aveva messo in contatto con Sandro che, dopo aver mostrato la sua raccolta di dischi di canto sociale e politico, alcuni curati da Leydi, mio docente al Dams, mi aveva poi accompagnato un giorno intero ad Alagna, presentandomi a vari alagnesi che mi avevano dato testimonianze e informazioni utilissime per superare l’esame di etnomusicologia e, anche successivamente, quando ho iniziato a preparare la mia prima ricerca post laurea sulla ribeba».

«Come collaboratore dell’Istituto per la storia della Resistenza ho avuto diverse occasioni di incontro con Sandro. Nel corso della ricerca sulle bande musicali mi aveva segnalato alcuni ex musicanti di Crevacuore e in quella occasione avevo compreso che a caratterizzare il suo lavoro di storico, oltre alla preparazione e allo studio, premesse più scontate, era il legame personale e profondo con luoghi e persone».

«Così era stato anche quando, nella raccolta di memorie sulla deportazione, avevo saputo della presenza di un diario di un ex deportato di Postua, Vittorino Novelli. I parenti erano inizialmente restii alla pubblicazione ma Sandro era riuscito a convincerli a metterlo a disposizione di alcuni suoi studenti dell’Ipsia di Borgosesia che partecipavano al corso di storia della Regione Piemonte premiato con una visita ai Lager nazisti. Un passaggio che aveva poi persuaso i figli di Novelli a metterlo a disposizione anche me proprio grazie alla mediazione personale di Sandro».

«Diventato preside in Valsesia fin da subito è stato per me, giovane dirigente, uno dei punto di riferimento fondamentali all’interno della rete degli istituti scolastici valsesiani. Quando mi è stata assegnata la dirigenza dell’Istituto alberghiero, partecipando alle riunioni di coordinamento regionale e nazionale degli alberghieri ho potuto constare il fondamentale ruolo propositivo e innovatore che, anche in quell’ambito, Sandro aveva avuto, sia a livello didattico che organizzativo, e quanto fosse amato e stimato dai dirigenti degli istituti scolastici di varie parti del Piemonte e d’Italia che lo avevano conosciuto».

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