AttualitàBorgosesia e dintorni
Borgosesia, 25 anni fa si inaugurava il ponte nuovo sul Sesia
Il ricordo di Corrado Rotti, sindaco enl 2001: «Così fu ridisegnata la viabilità di tutta la zona».
Il primo ricordo sono le zanzare. «Ce n’erano a nugoli» dice Corrado Rotti, 73 anni, sindaco di Borgosesia dal 1995 al 2004. La sera del 22 giugno 2001, un venerdì, la città cambiava volto grazie a quella che lui considera l’opera più importante dei suoi due mandati: il Ponte dei Santi Pietro e Paolo, che «ha ridisegnato la viabilità e l’urbanistica non soltanto di Borgosesia, ma della Valsesia».
Il volantino celebrativo del 2001
La rivoluzione della viabilità e la prima rotonda in Piemonte
Progettato dallo studio Crivelli di San Nazzaro Sesia e realizzato in parte con l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione provenienti dall’operazione Rado, il ponte fu la connessione attorno a cui riordinare i servizi della città: la caserma dei carabinieri dal lato sinistro del Sesia, il nuovo ospedale dall’altro, attraverso lo snellimento del traffico in entrata e in uscita.
Tra i politici alla cerimonia di inaugurazione c’era l’onorevole Sandro Delmastro, esponente di Alleanza nazionale, il partito in cui Rotti militava. «Durante il mio primo mandato – spiega – avevamo messo in cantiere una serie di opere ambiziose. Nel programma ad esempio, c’era l’eliminazione di tutti i semafori cittadini e così avvenne. La Rotonda della Filanda fu la prima mai costruita in Piemonte. Certe imprese però, hanno bisogno di tempo: non basta immaginare un ponte, bisogna trovare i soldi, avviare i lavori e avere la certezza di poterli portare a termine».

Corrado Rotti
“Ripensare Borgosesia”
In quegli anni, l’attenzione era rivolta all’intero tessuto economico e sociale: «Borgosesia aveva bisogno di essere ripensata, dal centro alle frazioni. Sembra incredibile, ma in alcune di queste frazioni l’illuminazione notturna avveniva ancora con le lampadine a filamento».
Da lì partì un piano di adeguamento e di sviluppo: il nuovo centro sportivo, l’ammodernamento dello stadio, l’impulso dato alla casa di riposo di Sant’Anna, il secondo ponte di Isolella… «Non mi sono mai risparmiato: vivevo la mia condizione di sindaco a tempo pieno». Quasi come un direttore d’orchestra, godeva della piena collaborazione dei suoi consiglieri e dello staff municipale: «Su tutti, il geometra Sergio Zenone, che coordinava l’ufficio tecnico, e il geometra Massimiliano Caramaschi, che guidava i lavori pubblici».
“La città è in decadenza”
Passato il testimone e poi divenuto consigliere di minoranza, oggi vede una Borgosesia in decadenza. «Le strade e le piazze, specie adesso che le scuole chiudono per le vacanze estive, sono deserte per gran parte del giorno. Quel fermento e quella vivacità che contraddistingueva gli isolati fra viale Duca d’Aosta e Sassola o Aranco, oppure le direttici come viale Vittorio Veneto e viale Varallo, hanno perduto gran parte della loro ragion d’essere».
Anche sull’ospedale, l’altra sua grande realizzazione, è critico: «Oramai funziona al trenta per centro, andrebbe almeno in parte riconvertito in una clinica riabilitativa». C’è un po’ di amarezza pure su come la sua eredità politica e amministrativa sia stata trattata: «Non tutti sono stati leali, anche se poi qualcuno mi ha chiesto scusa». Nomi preferisce non farne, salvo un accenno a Gianluca Buonanno, ma senza addentrarsi in giudizi. In fondo, trascorso un quarto di secolo, ciò di cui andare fiero è il Ponte dei Santi Pietro e Paolo: che rimane sempre là, reale e concreto come lui ha sempre inteso essere.
Stefano Di Battista
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