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Questa mattina a Borgosesia l’addio ad Alessandro Orsi

Cerimonia ai giardini pubblici per salutare una delle persone più conosciute della zona.

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Questa mattina a Borgosesia l’addio ad Alessandro Orsi. Cerimonia ai giardini pubblici per salutare una delle persone più conosciute della zona.

Questa mattina a Borgosesia l’addio ad Alessandro Orsi

La Valsesia e la Valsessera dicono addio a uno dei personaggi più conosciuti e stimati di tutta la zona. Nella mattinata di oggi, giovedì 14 gennaio, si prevede il gran pienone nei giardini pubblici di Borgosesia, davanti al palazzo municipale: qui si celebra il saluto ad Alessandro Orsi. Fu insegnante, preside, presidente dell’Anpi, storico, memoria della Resistenza, autore di libri e saggi, protagonista di spettacoli teatrali e musicali, impegnato nella Consulta della cultura, volontario e consigliere all’Anffas, tifoso del Borgo calcio. E molto altro: l’elenco completo delle sue attività sarebbe lunghissimo.

Orsi aveva cominciato a stare male poco più di un mese fa, dopo la presentazione a Varallo del suo ultimo libro “La Valsesia della Belle Epoque”. Per un paio di settimane aveva fatto esami per capire di che cosa si trattava. Purtroppo alla fine era arrivata quella diagnosi che nessuno vorrebbe mai sentire: una grave malattia ormai in fase avanzata. Sono state tentate delle cure, ma non c’è stato nulla da fare.

Orsi è morto nelle prime ore del mattino di lunedì. Aveva 76 anni. Ha lasciato la moglie Marisa, la figlia Irene con Simon e la nipote Adele, il fratello Ermanno con Laura e la cognata Giannina. I familiari hanno chiesto che eventuali donazioni vadano al Fondo Edo Tempia e all’Anffas Valsesia.

Il ricordo del collega Alberto Lovatto

Tra i tanti ricordi apparsi in questi giorni, pubblichiamo qui quello di Alberto Lovatto, ex dirigente scolastico.

«Il primo ricordo di Sandro risale al tempo del liceo. L’ho avuto come docente per una brevissima supplenza nel biennio. Nonostante la giovane età evidentemente già possedeva doti di ottimo insegnante se, a quasi cinquant’anni, ricordo ancora che ci aveva parlato del racconto “Il cappotto” di Gogol.

Da studente universitario, siccome Marisa era stata mia docente di Storia e Filosofia, mi ero rivolto a lei volendo fare una ricerca sui canti Walser. Marisa mi aveva messo in contatto con Sandro che, dopo aver mostrato la sua raccolta di dischi di canto sociale e politico, alcuni curati da Leydi, mio docente al Dams, mi aveva poi accompagnato un giorno intero ad Alagna, presentandomi a vari alagnesi che mi avevano dato testimonianze e informazioni utilissime per superare l’esame di etnomusicologia e, anche successivamente, quando ho iniziato a preparare la mia prima ricerca post laurea sulla ribeba.

Come collaboratore dell’Istituto per la storia della Resistenza ho avuto diverse occasioni di incontro con Sandro. Nel corso della ricerca sulle bande musicali mi aveva segnalato alcuni ex musicanti di Crevacuore e in quella occasione avevo compreso che a caratterizzare il suo lavoro di storico, oltre alla preparazione e allo studio, premesse più scontate, era il legame personale e profondo con luoghi e persone.

Così era stato anche quando, nella raccolta di memorie sulla deportazione, avevo saputo della presenza di un diario di un ex deportato di Postua, Vittorino Novelli. I parenti erano inizialmente restii alla pubblicazione ma Sandro era riuscito a convincerli a metterlo a disposizione di alcuni suoi studenti dell’Ipsia di Borgosesia che partecipavano al corso di storia della Regione Piemonte premiato con una visita ai Lager nazisti. Un passaggio che aveva poi persuaso i figli di Novelli a metterlo a disposizione anche me proprio grazie alla mediazione personale di Sandro.

Diventato preside in Valsesia fin da subito è stato per me, giovane dirigente, uno dei punto di riferimento fondamentali all’interno della rete degli istituti scolastici valsesiani. Quando mi è stata assegnata la dirigenza dell’Istituto alberghiero, partecipando alle riunioni di coordinamento regionale e nazionale degli alberghieri ho potuto constare il fondamentale ruolo propositivo e innovatore che, anche in quell’ambito, Sandro aveva avuto, sia a livello didattico che organizzativo, e quanto fosse amato e stimato dai dirigenti degli istituti scolastici di varie parti del Piemonte e d’Italia che lo avevano conosciuto».

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