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Ultimo saluto a Ezio Acotto, figura di spicco della sinistra in Valsesia
A Vanzone la cerimonia per l’ex consigliere regionale: il ricordo della famiglia, degli amici e di chi condivise con lui l’impegno politico.
È stato celebrato nel pomeriggio di oggi, lunedì 14 settembre, sul sagrato della chiesa di Vanzone di Borgosesia, il funerale di Ezio Acotto, figura di rilievo della politica vercellese e piemontese. Nato a Borgosesia il 16 marzo 1949, Acotto si è spento lasciando un profondo ricordo tra quanti avevano condiviso con lui l’impegno politico, sociale e istituzionale.
Al termine della cerimonia il feretro ha proseguito verso il tempio crematorio. Le ceneri riposeranno nel cimitero di Vanzone. A piangerlo sono la moglie Graziella Savoini, anche lei per molti anni impegnata in politica, i figli Paolo e Filippo, la nuora Aline e gli amati nipoti Davide e Giulia. «La tua sensibilità e il tuo sguardo sul mondo resteranno con noi», è il messaggio con cui la famiglia ha voluto ricordarlo.
Dalla Valsesia al Consiglio regionale
La storia politica di Ezio Acotto è stata profondamente legata al territorio. Militante dell’allora Partito comunista italiano, venne eletto nel consiglio regionale del Piemonte nella circoscrizione di Vercelli e fu consigliere dal 17 giugno 1985 al 5 maggio 1990, durante la terza e la quarta legislatura. In precedenza aveva ricoperto anche l’incarico di assessore della Provincia di Vercelli.
Dal settembre 1985 fu vicepresidente della quinta commissione permanente, impegnata sui temi della sicurezza sociale, della sanità e dell’assistenza. Fece inoltre parte della terza commissione, che seguiva agricoltura, foreste, acque, mercati agroalimentari e cooperazione, portando nelle istituzioni regionali anche le esigenze delle zone montane e delle aree interne vercellesi.
«Con te ho condiviso un pezzo fondamentale della mia vita»
Tra i ricordi più intensi c’è quello dell’amico ed ex consigliere regionale Wilmer Ronzani: «Ciao Ezio, stento a credere che tu te ne sia andato. Con te ho condiviso un pezzo fondamentale della mia vita: gli ideali, la passione politica, il lavoro di tutti i giorni e tante confidenze. Ci ha legati un’amicizia vera e una stima profonda, cresciute sempre di più negli anni».
Parole che raccontano non soltanto l’amministratore, ma anche il rapporto personale costruito nel tempo. Acotto viene ricordato come un uomo rigoroso e coerente, capace di vivere l’appartenenza politica senza perdere il contatto con i problemi concreti delle persone e del territorio, mantenendo nel corso degli anni una particolare attenzione ai temi sociali e alla difesa dei servizi pubblici.
Il ricordo di Giancarlo Zamboni
Anche Giancarlo Zamboni, ex sindaco di Quarona, ha ricordato il ruolo svolto da Acotto nella stagione delle grandi riforme. «È mancata una figura di spicco della sinistra in una stagione in cui è stato costruito il nuovo assetto istituzionale in Piemonte», sottolineando il suo impegno prima in Provincia e poi in Regione nella costruzione di un sistema di welfare vicino alle esigenze dei cittadini.
«Sempre in difesa dei lavoratori, di Ezio ci si poteva fidare, non c’era rischio che dimenticasse di portare a termine un impegno assunto. Un amico, un compagno, la certezza che se ti voltavi indietro non ti trovavi solo», ha aggiunto Zamboni, ricordando le discussioni e i confronti vissuti con l’obiettivo comune di offrire al territorio prospettive migliori.
Fino agli ultimi anni vicino a Borgosesia
Anche dopo la conclusione dell’esperienza nelle istituzioni, Ezio Acotto non aveva smesso di seguire i temi della sua città e della Valsesia. Due anni fa aveva partecipato, tra gli altri appuntamenti pubblici, all’incontro dedicato al futuro dell’ospedale di Borgosesia, confermando un’attenzione mai venuta meno verso la sanità e i servizi del territorio.
La sua scomparsa chiude una pagina importante della storia politica locale e regionale. Resta il ricordo di un amministratore che attraversò una stagione decisiva delle istituzioni piemontesi e che continuò, anche lontano dagli incarichi ufficiali, a interessarsi alla vita della comunità in cui era nato e alla quale era rimasto profondamente legato.
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