AttualitàVarallo e alta Valsesia
«Ridateci il nostro treno»: l’appello che scuote la festa dei 140 anni
Una quarantina di cittadini criticano le celebrazioni do questo fine settimana (“solo folklore”) e chiedono collegamenti quotidiani efficienti.
«Noi vogliamo il nostro treno». È la richiesta lanciata da una quarantina di cittadini di Varallo e dintorni in una lettera aperta diffusa alla vigilia delle celebrazioni per i 140 anni della ferrovia Novara-Varallo. In questo weekend, sabato 12 e domenica 13 settembre la linea sarà protagonista di diverse iniziative e del viaggio con il convoglio storico, ma per i firmatari c’è ben poco da festeggiare.
Il punto di partenza è l’isolamento della valle. «La Valsesia è una valle segreta, che resta nel cuore a poco a poco, senza clamore, come quelle amicizie che piano piano diventano amore. Peccato però che raggiungerla – specie nel fine settimana – sia un’impresa scoraggiante». Nel mirino finiscono soprattutto i collegamenti in autobus, con «orari a dir poco strambi» e mezzi per i quali sarebbe «rarissimo che un autobus a tutt’oggi arrivi puntuale».
Il ricordo del collegamento quotidiano
Il confronto inevitabile è con il servizio ferroviario ordinario, sospeso nel 2014. «Il treno Varallo-Novara era una certezza confortante: la certezza di arrivare in orario alla meta, di non restare imbottigliati nel traffico, di non patire agonie a ogni rotonda. La certezza, insomma, di poter prendere senza affanni eventuali coincidenze per altre città. Unita alla speranza di inquinare di meno», scrivono i cittadini.
Nella lettera viene ricordata anche la lunga storia della ferrovia e il ruolo che il collegamento ebbe nello sviluppo della Valsesia. L’arrivo dei binari a Varallo, nel 1886, rappresentò infatti una svolta non soltanto per gli spostamenti, ma anche per la crescita economica, turistica e culturale della valle. Proprio questo passato, secondo i firmatari, rende ancora più difficile accettare l’attuale situazione.
«Non ci interessa uno spasso folkloristico»
Le parole diventano particolarmente dure quando la lettera affronta il significato delle celebrazioni. «Oggi per chi abita in Valsesia è triste vedere il proprio treno trasformato in uno spasso folkloristico. Non ci importa che la linea sia entrata nel progetto “Binari senza tempo” di Fondazione Fs Italiane, non ci importa che di tanto in tanto passi tra grandi nuvole di vapore una locomotrice storica, non ci importa che a breve venga festeggiato questo non-compleanno».
Il convoglio storico, dunque, non viene considerato una risposta alle necessità della valle. Da qui la frase che riassume tutta la presa di posizione: «Noi vogliamo il nostro treno». Non soltanto un mezzo capace di evocare il passato e richiamare visitatori in occasioni particolari, ma un collegamento utilizzabile ogni giorno da pendolari, studenti, famiglie, turisti e da chi deve raggiungere Novara per proseguire verso altre destinazioni.
L’appello per il 12 e 13 settembre
I firmatari chiedono quindi che si torni a parlare concretamente di un servizio ferroviario utile alla vita quotidiana e contestano quelle che definiscono «false promesse, ogni volta puntuali in tempi di elezioni». Le giornate dedicate ai 140 anni della Novara-Varallo diventano così l’occasione per riportare il tema al centro dell’attenzione e interrogarsi non soltanto sulla storia della linea, ma soprattutto sul suo possibile futuro.
«Il 12 e il 13 settembre vorremmo che venisse ascoltata anche la nostra voce, la voce di quelli del non-compleanno, di quelli del non-treno», conclude la lettera. Tra le circa quaranta firme compaiono anche quelle di Daniele Conserva, noto uomo di spettacolo, e dello scrittore Michele Marziani. Ma soprattutto ci sono cittadini comuni, villeggianti, famiglie e pendolari che chiedono di poter tornare a considerare la ferrovia non un ricordo, ma un servizio.
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