CronacaFuori zona
Capre morte di fame nella cascina del delitto: scoperta choc
Sono animali di proprietà dell’uomo che ha ucciso la madre con una pistola sparachiodi.
Capre morte di fame nella cascina del delitto: scoperta choc. Sono animali di proprietà dell’uomo che ha ucciso la madre con una pistola sparachiodi.
Capre morte di fame nella cascina del delitto: scoperta choc
Un nuovo e inquietante capitolo si aggiunge alla vicenda dell’omicidio di Luciana Cat-Berro. L’altra mattina un sopralluogo nella cascina di strada Torino a Caselle Torinese (luogo in cui la donna è stata uccisa dal figlio nella notte tra il 24 e il 25 gennaio) ha portato alla luce una situazione di grave degrado e abbandono.
Gli agenti della polizia locale, affiancati dai veterinari dell’Asl To4, hanno trovato all’interno dell’edificio rurale una scena definita drammatica: circa quindici capre giacevano morte, mentre un numero simile di animali era ancora in vita ma in condizioni critiche.
Sono morte di fame e di sete
Le prime verifiche indicano che i decessi sarebbero avvenuti per stenti, a causa della prolungata mancanza di cibo e acqua. Non viene escluso che, in un contesto di totale abbandono, possano essersi verificati episodi di aggressività tra gli stessi animali.
Le capre risultano di proprietà di Paolo Ferri, 40 anni, figlio della vittima e attualmente in carcere dopo aver confessato l’omicidio, avvenuto con una pistola sparachiodi. La detenzione dell’uomo apre ora anche una questione sulla gestione degli animali sopravvissuti e sulle responsabilità legate al loro stato di abbandono.
Riportate condizioni accettabili in cascina
Durante l’intervento, le autorità hanno provveduto alla rimozione delle carcasse e alla messa in sicurezza della cascina, operazioni indispensabili anche sotto il profilo igienico-sanitario. Gli animali ancora vivi sono stati rifocillati e sottoposti alle prime cure, ma le loro condizioni restano sotto osservazione.
Ora si dovrà decidere il loro futuro: tra le ipotesi al vaglio, l’affidamento a strutture specializzate o ad allevatori idonei, una scelta che sarà presa dalle autorità competenti tenendo conto anche dell’evoluzione del quadro giudiziario.
Foto d’archivio
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