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Morta a 43 anni dopo un aneurisma, la famiglia presenta un esposto contro l’Asl

Per due volte si era rivolta al pronto soccorso ed era stata dimessa.

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Morta a 43 anni dopo un aneurisma, la famiglia presenta un esposto contro l’Asl. Per due volte si era rivolta al pronto soccorso ed era stata dimessa.

Morta a 43 anni dopo un aneurisma, la famiglia presenta un esposto contro l’Asl

La famiglia di Venus Vanadero Serrano chiede di fare piena luce sulle circostanze che hanno portato alla morte della donna, scomparsa a soli 43 anni alla fine di settembre all’ospedale di Novara. Il decesso è avvenuto a seguito delle complicazioni provocate da un aneurisma cerebrale.

La donna, di origine filippina ma residente da molti anni a Biella, nei giorni precedenti al ricovero definitivo si era già rivolta due volte al pronto soccorso dell’ospedale di Ponderano lamentando forti dolori alla testa, al collo e alle tempie. Secondo i familiari, se la patologia fosse stata riconosciuta prima, forse l’esito della vicenda avrebbe potuto essere diverso.

L’esposto contro l’Aziebnda sanitaria di Biella

Per questo i parenti hanno deciso di presentare un esposto in procura e di avviare una richiesta di risarcimento nei confronti dell’Asl di Biella. La vicenda è stata resa nota dal Corriere di Torino e successivamente ripresa da diverse testate nazionali.

Secondo quanto ricostruito dal legale, il primo accesso al pronto soccorso risale al 18 settembre. «La signora – ha spiegato l’avvocato Nicola Bonino – accusava dolori molto intensi alla testa e alle tempie. Dopo una radiografia risultata negativa, fu ipotizzata una cervicalgia e le vennero prescritti antidolorifici».

Il secondo e terzo accesso al pronto soccorso

Due giorni più tardi, il 20 settembre, uno dei figli l’ha trovata priva di sensi in casa. È scattata la chiamata al 118 e la donna, nel frattempo ripresasi ma con problemi di equilibrio e difficoltà nel parlare secondo quanto riferito dal familiare, è stata trasportata nuovamente in ambulanza al pronto soccorso.

Il 22 settembre si verifica un nuovo episodio acuto, che porta al terzo accesso in ospedale. «In quell’occasione – ricostruisce ancora l’avvocato – è stata sottoposta a una Tac che ha evidenziato la presenza di un aneurisma».

Il trasferimento a Novara

A quel punto la 43enne viene trasferita d’urgenza all’ospedale di Novara, dove viene operata. Le sue condizioni però peggiorano progressivamente e, dopo circa una settimana trascorsa in coma farmacologico, la donna muore.

«I consulenti medici incaricati dalla famiglia – aggiunge l’avvocato Bonino – hanno rilevato quello che riteniamo essere un ritardo nella diagnosi. La nostra tesi è che, intervenendo prima, si sarebbe potuto evitare l’aggravamento del quadro clinico e forse l’esito sarebbe stato diverso».

La famiglia ipotizza quindi una possibile responsabilità colposa legata a imperizia, negligenza o imprudenza. Si tratta, al momento, di un’ipotesi che dovrà essere verificata. Saranno ora le autorità competenti a stabilire se vi siano state eventuali responsabilità nella gestione del caso.

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