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Morta in ospedale la donna colpita dal figlio con una sparachiodi

La 65enne era ricoverata in codice rosso dopo l’aggressione avvenuta nella notte tra venerdì e sabato.

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Morta in ospedale la donna colpita dal figlio con una sparachiodi. La 65enne era ricoverata in codice rosso dopo l’aggressione avvenuta nella notte tra venerdì e sabato.

Morta in ospedale la donna colpita dal figlio con una sparachiodi

Non ce l’ha fatta Luciana Cat Berro, la donna di 65 anni di Caselle Torinese rimasta gravemente ferita nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 gennaio all’interno della propria abitazione. La donna è deceduta nella giornata di ieri all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, dove era stata ricoverata in codice rosso per un gravissimo trauma cranico: il figlio l’aveva colpita usando una pistola sparachiodi.

L’allarme era scattato intorno alle 3 di notte, quando una chiamata al numero unico di emergenza 112 aveva segnalato una donna ferita in un’abitazione lungo via Torino, a Caselle. A contattare i soccorsi era stato il figlio convivente, Paolo Ferri, che avrebbe riferito agli operatori: «Ho sparato a mia madre».

Le operazioni di soccorso

Sul posto erano intervenuti i sanitari del 118 di Azienda Zero, che avevano trovato la 65enne in condizioni critiche, con profonde ferite alla testa. Il personale sanitario aveva immediatamente avviato le manovre rianimatorie, proseguite senza sosta durante il trasporto in ambulanza fino all’arrivo al San Giovanni Bosco, dove la donna era stata affidata alle cure dei medici.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la donna è stata colpita con una sparachiodi al termine di una violenta lite con il figlio. L’uomo, rimasto senza lavoro dopo la morte del padre, viveva con la madre nella cascina al confine con il Comune di Borgaro, non lontano dall’area commerciale. Stando a quanto emerso, tra madre e figlio sarebbero stati frequenti i contrasti.

Proseguono le indagini

Paolo Ferri era stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Con il decesso della donna, la sua posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria e l’accusa sicuramente si aggraverà con l’omoicidio. Le indagini dei carabinieri proseguono per chiarire con precisione la dinamica dei fatti. Lo riporta Prima il Canavese.

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