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CronacaFuori zona

Speleologo resta incastrato a 120 metri di profondità in una grotta

Solo dopo un’intera notte di lavoro da parte dei soccorritori un ventenne è stato estratto, riportato in superficie e condotto in ospedale.

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Un ventenne è rimasto intrappolato a 120 metri di profondità nella grotta dei “Cinghiali volanti”, nel territorio di Garessio, nel Cuneese. L’allarme è stato lanciato intorno nel pomeriggio di ieri, domenica 31 maggio, alle 17 e sul posto stanno operando decine di tecnici del Soccorso alpino e speleologico piemontese insieme ai vigili del fuoco e alle squadre specializzate provenienti anche da Lombardia e Liguria. Dopo molte ore di lavoro, è stato liberato all’alba di oggi, lunedì 1 giugno.

Da ricordare che proprio un anno fa, a seguito di un incidente in grotta, aveva perso la vita a 72 anni Mauro Consolandi, noto speleologo di Brusnengo.

Operazioni delicate sottoterra

Il giovane speleologo era rimasto bloccato con una gamba sotto un masso durante un’esplorazione all’interno della cavità. I soccorritori hanno raggiunto rapidamente il punto dell’incidente e stanno lavorando in condizioni particolarmente difficili per riuscire a liberarlo senza aggravare le ferite riportate a un piede.

Il ragazzo è sempre rimasto cosciente e collaborante. Accanto a lui operavano sanitari specializzati negli interventi in ambiente ipogeo, mentre i disostruttori avevano il compito spostare o ridurre la roccia che immobilizza l’arto inferiore.

In campo più di 40 specialisti

Sono stati ben 42 i tecnici impegnati nel recupero, tra cui otto sanitari e otto disostruttori. Attivati anche i vigili del fuoco volontari di Garessio e il nucleo Saf di Cuneo, impegnati nel supporto logistico e nella sicurezza delle operazioni all’interno della grotta.

Per mantenere il collegamento costante con l’esterno era stata predisposta una linea telefonica lungo il percorso sotterraneo. I soccorritori hanno inoltre ampliato alcuni passaggi della cavità per consentire il possibile transito di una barella durante la fase di evacuazione.

Recupero lungo e complesso, ma a buon fine

Le operazioni sono state particolarmente lunghe e sono proseguite tutta la notte, anche perché ogni intervento doveva essere eseguito con estrema cautela a causa degli spazi ridotti e della profondità in cui si trova il giovane speleologo. Alla fine però la complessa operazione è andata in porto e il ventenne ha potuto essere portato in superficie e poi condotto in ospedale.
Foto d’archivio

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