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Uccise la madre e ne abbandonò il corpo nei boschi del Novarese: ergastolo

Così un 61enne sperava di continuare a incassare la pensione dell’anziana. 

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Uccise la madre e ne abbandonò il corpo nei boschi del Novarese: ergastolo. L’obiettivo di un 61enne sarebbe stato quello di continuare a incassare la pensione dell’anziana.

Uccise la madre e ne abbandonò il corpo nei boschi del Novarese: ergastolo

La Corte d’Assise di Novara ha condannato all’ergastolo Stefano Emilio Garini, 61 anni, riconosciuto colpevole dell’omicidio della madre Liliana Agnani, pensionata di 89 anni. La sentenza è arrivata l’altro giorno. I giudici hanno escluso soltanto l’aggravante della premeditazione, condannando l’imputato anche per autoriciclaggio, falso e truffa ai danni dell’Inps e del Comune di Milano.

Secondo la ricostruzione accolta dalla corte, Garini avrebbe ucciso la madre per continuare a incassarne la pensione e l’indennità di accompagnamento. Il corpo della donna sarebbe poi stato abbandonato lungo le rive del Ticino, in un’area tra San Martino di Trecate e il parco fluviale.

I resti ritrovati dopo cinque mesi

La vittima, residente a Milano, era stata vista per l’ultima volta il 18 maggio 2022. I suoi resti erano stati ritrovati solo mesi dopo, in ottobre, quando un frequentatore della zona aveva notato alcune ossa affiorare dal fango. I resti erano rimasti esposti a intemperie e animali selvatici. A consentire l’identificazione era stata una placca con numero di serie rinvenuta nella colonna vertebrale.

La procura aveva chiesto l’ergastolo, sostenendo che non vi fossero alternative all’ipotesi dell’omicidio. Secondo l’accusa, oltre al movente economico, Garini avrebbe agito anche per risolvere problemi personali e abitativi e per tentare di ricucire un rapporto sentimentale compromesso, ritenendo la presenza della madre anziana un ostacolo.

Si è sempre dichiarato innocente

Nel corso del processo l’imputato ha sempre respinto le accuse, parlando di una morte naturale avvenuta durante una gita nella Valle del Ticino, zona che frequentava abitualmente. I suoi legali avevano chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove, sottolineando anche l’impossibilità di stabilire con certezza la causa del decesso. Dopo il deposito delle motivazioni, la difesa valuterà il ricorso in appello.

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