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«La mia vita in Loro Piana». Al Rotary il racconto di Arduino Vettorello

Lo storico manager ha regalato un tuffo nella storia dell’industria valsesiana.

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«La mia vita in Loro Piana». Al Rotary il racconto di Arduino Vettorello. A Gattinara lo storico manager ha regalato un tuffo nella storia dell’industria valsesiana.

«La mia vita in Loro Piana». Al Rotary il racconto di Arduino Vettorello

La storia del dirigente d’azienda Arduino Vettorello intrecciata con quella di Loro Piana. Gattinarese per parte di padre, Primo Petterino “Capitanni”, mentre la madre Elisa Vettorello di Cavarzere era arrivata a Gattinara nel 1922 dal Polesine, Vettorello è stato ospite del Rotary club di Gattinara, invitato dalla presidente Silvia Domenicone.

La vicenda personale e professionale di Vettorello, classe 1936, è lunga e ricca di colpi di scena: in una recente intervista pubblicata nel libro “Argurdansi” dell’amico Aldo Lanfranchini, si è raccontato dall’infanzia fino agli anni Cinquanta. Fu direttore della filiale di Varallo della Banca Popolare di Novara, poi si spostò alla Loro Piana, dove rimase fino alla pensione.

Una famiglia biellese

Vettorello ha prima tracciato una breve storia della famiglia Loro Piana, di origine biellese, trasferita in Valsesia negli anni Settanta dell’Ottocento, perché ottenne un “salto d’acqua” di 800 cavalli vapore, sufficiente per impiantare una fabbrica tessile. Al termine della prima guerra mondiale l’ingegner Pietro Loro Piana, che aveva studiato a Manchester, voleva produrre tessuti da donna ed aprirsi all’esportazione.

Con l’apporto finanziario di due cugini Trabaldo Togna, figli di Adolfo, al 50 per cento fondò l’accomandita semplice Lanificio Ing. Loro Piana & C., madre di Loro Piana spa. «Dopo essere entrato in Loro Piana – ha raccontato Vettorello – mi fu davvero offerta l’opportunità di misurarmi con la vita. Il 2 febbraio 1972 fui chiamato per sostituire il ragionier Ezio Pizzamiglio, direttore amministrativo. Sergio Loro Piana era entrato in azienda nel dicembre precedente».

L’azienda passa completamente ai Loro Piana

«In quegli anni c’era una forte crisi dei lanifici, dovuta ai profondi cambiamenti di costume che stavano avvenendo nell’intero mondo occidentale, non solo in Italia: si cominciavano a produrre industrialmente i capi di vestiario. Nell’autunno del 1973 la guerra dello Yom Kippur rivelò i limiti della crescita economica occidentale basata sull’abbondanza e i bassi prezzi del petrolio, i cui derivati rappresentavano quasi la metà dell’energia primaria utilizzata a livello mondiale».

A metà aprile del 1974 Franco Loro Piana, che era solito affermare “sono il più grosso artigiano della Valsesia”, acquisì tutta la società, liquidando Serafino Trabaldo Togna.

«Da “banché”, come venivo definito, dovetti imparare la mentalità dell’imprenditore. Era in atto un profondo cambio di mentalità: i due figli di Franco, Sergio e Pier Luigi, erano laureati alla Bocconi. Dopo la morte di Franco, fui cooptato nel consiglio d’amministrazione: occorreva sviluppare la clientela, puntare di più sui tessuti da uomo che su quelli da donna, restringere il campionario, specializzandolo nei tessuti di più alta qualità».

La scelta di puntare sulla massima qualità

«Decisi di comprare il meglio: l’alpaca, il cashmere più bello, proveniente dalla Mongolia. Per i macchinari adottai la formula del leasing, cambiandoli spessissimo, per avere sempre quelli più aggiornati e rivendendo l’usato ad altri. Inventammo la “lana d’estate” che in realtà era il vecchio articolo utilizzato per il velo delle suore e gli abiti talari estivi e la registrammo come Tasmanian.

«Avevamo acquisito la fama ma non ancora il marchio. Sergio, una persona che aveva una rete amplissima di contatti in tutto il mondo, volle creare l’Hermes del tempo libero. Cominciammo a comperare le prime fabbriche all’estero, in America e in Cina, fu impiantata una pettinatura a Rieti, aprirono uffici a Singapore, Tokio, Hong Kong per acquistare le materie prime.

La rete di punti vendita

«L’investimento maggiore era nei negozi: ognuno costava come uno stabilimento, ma furono anche aperte aziende sul territorio, a Roccapietra, a Ghemme, a Borgosesia. Nel 2001 Loro Piana si preparò per la quotazione alla borsa di Milano, ma, all’ultimo giorno, prima di far suonare la campana della matricola di prima quotazione, la famiglia cambiò parere e si ritirò. Fu una mossa fruttuosa: 12 anni dopo vendette al gruppo LVMH a valore triplicato, pur accettando di uscire dal mondo tessile».

L’intervento, intitolato: “La mia vita in cinque tappe”, è stato scandito da fotografie emblematiche di Vettorello: da scolaro, poi nel 1957, giovane impiegato di banca, nel 1973 assunto in Loro Piana, ritratto con Franco Loro Piana, nel 1985 ritratto con Sergio e Pier Luigi Loro Piana, come relatore del suo ultimo bilancio nel 2001, come presenza nel cda fino al 5 dicembre 2013, giorno della vendita al Gruppo Arnaud della società, e infine nel dicembre 2025, nonno con accanto i nipoti Filippo e Riccardo Paracchini.

Un “signore delle acque”

«Esaurito il mio compito sono tornato alle acque che alimentano le radici degli alberi, anche di quelli vecchi come me».

Oggi Vettorello è il “signore delle acque”. «Sono vissuto a Prato Nuovo, in via ai bori, nome delle vasche dove si macerava la canapa, alimentati dall’acqua della roggia Molinara: l’acqua è sempre stata nel mio dna». Fondatore del Museo dell’energia a Varallo, Vettorello ha realizzato il suo sogno: possedere una parte del canale della Filatura di Grignasco. Ha acquistato e rimesso in funzione tre centrali idroelettriche, ma ha anche cercato di ripristinare con grande cura l’ambiente naturale circostante. A novant’anni può essere orgoglioso dei risultati conseguiti.
Piera Mazzone

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