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Uso responsabile dei videogiochi: perché oggi è più importante che mai

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Controller videogiochi (© Depositphotos)
Controller videogiochi (© Depositphotos)

Il tema dell’uso responsabile dei videogiochi è al centro di un dibattito sempre più attuale, non solo tra genitori ed educatori, ma anche tra istituzioni e operatori del settore. I videogiochi sono diventati un linguaggio universale, capace di unire generazioni diverse e di influenzare cultura, socialità e persino apprendimento. In Italia, secondo i dati di IIDEA, nel 2023 quasi un italiano su tre ha giocato almeno una volta nell’anno, a dimostrazione di quanto questo medium sia ormai radicato nelle abitudini quotidiane. Ma dietro la crescita di un’industria che muove miliardi di euro e produce benefici in termini di creatività e innovazione, si nasconde anche la sfida di educare a un consumo equilibrato. Non si tratta di demonizzare i videogiochi, bensì di comprenderne i rischi e al tempo stesso valorizzarne i vantaggi, puntando su strumenti e iniziative che possono guidare utenti e famiglie verso un approccio più consapevole.

The Good Gamer: il progetto che insegna a giocare in modo sano

Tra le iniziative più significative per promuovere l’uso consapevole dei videogiochi spicca The Good Gamer, un programma creato dall’Associazione Spagnola dei Videogiochi (AEVI) e spesso citato come modello anche a livello europeo. L’obiettivo è chiaro: diffondere una cultura del videogioco che non si limiti al puro intrattenimento, ma che sappia mettere in luce i benefici sociali, educativi e persino terapeutici di questa forma di media. La piattaforma fornisce una guida completa al mondo del gioco, spiegando in termini semplici i diversi generi, i loro potenziali rischi e le buone pratiche per un utilizzo equilibrato. Non si tratta solo di consigli tecnici, ma di una vera e propria educazione digitale, che evidenzia come i videogiochi possono stimolare la creatività, favorire l’apprendimento e persino sostenere il benessere psicologico. The Good Gamer non nasconde le criticità legate a un uso eccessivo o improprio, ma le affronta proponendo strumenti concreti per trasformare il gioco in un’esperienza arricchente, utile sia ai più giovani sia agli adulti che li accompagnano.

PEGI: la bussola per orientarsi tra i videogiochi

Quando si parla di responsabilità nel gioco, uno degli strumenti più importanti a disposizione di genitori e consumatori è il sistema di classificazione PEGI (Pan-European Game Information). Introdotto in Europa all’inizio degli anni Duemila e adottato anche in Italia, il PEGI suddivide i videogiochi in cinque fasce d’età (3, 7, 12, 16 e 18), basandosi sui contenuti e non sulle abilità richieste. Violenza, linguaggio inappropriato, riferimenti sessuali o discriminatori sono alcuni degli elementi presi in esame per garantire una valutazione trasparente. Questa etichetta, presente su ogni confezione e nelle descrizioni digitali, è un punto di riferimento che permette alle famiglie di fare scelte consapevoli e di proteggere i più piccoli da contenuti non adatti alla loro età. In un contesto in cui l’industria del videogioco si intreccia sempre più con il settore iGaming e con nuove forme di intrattenimento digitale, disporre di un sistema chiaro e immediato come il PEGI diventa fondamentale per mantenere un equilibrio tra libertà di gioco e tutela dei minori. Oltre ad essere una guida per i genitori, il PEGI è anche un segnale per gli sviluppatori: creare prodotti responsabili significa contribuire a un ecosistema videoludico più sano e sostenibile.

Controlli parentali: la chiave per un gioco sicuro in famiglia

Se da un lato le iniziative e le classificazioni forniscono un quadro teorico, dall’altro i controlli parentali rappresentano lo strumento pratico più immediato per accompagnare bambini e ragazzi verso un uso consapevole dei videogiochi. Oggi quasi tutte le console, i PC e i dispositivi mobili offrono la possibilità di limitare il tempo di gioco, filtrare i contenuti non adatti all’età e monitorare le interazioni online. In Italia sempre più famiglie scelgono di attivarli, consapevoli che non si tratta di imporre divieti rigidi, ma di stabilire regole chiare che rispecchino i valori educativi del nucleo familiare. Attraverso queste funzioni, i genitori possono ad esempio decidere quante ore al giorno dedicare al gioco, bloccare gli acquisti in-app non autorizzati e supervisionare la chat con altri utenti. Non si tratta solo di tutelare i minori, ma di trasformare il videogioco in un’esperienza positiva e condivisa, dove l’educazione digitale diventa parte integrante della crescita. In questo modo, i controlli parentali non sono un limite, ma un’opportunità: un mezzo concreto per favorire un uso responsabile dei videogiochi e garantire che questo potente strumento di intrattenimento resti una risorsa di valore per le nuove generazioni.

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