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Bimbo morto a 7 mesi, l’avvocato della coppia: nessun maltrattamento

Il caso a Borgomanero. «Questa vicenda sta diventando un calvario per i due giovani, che hanno sempre collaborato con la giustizia».

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Bimbo morto a 7 mesi, l’avvocato della coppia: nessun maltrattamento. «Questa vicenda sta diventando un calvario per i due giovani, che hanno sempre collaborato con la giustizia».

Bimbo morto a 7 mesi, l’avvocato della coppia: nessun maltrattamento

Non c’è stata violenza sul bimbo morto a soli 7 mesi all’ospedale di Borgomanero nel novembre del 2024. Lo afferma l’avvocato Lorenzo Sozio, legale della coppia (29 e 30 anni) di Borgomanero che di recente è stata raggiunta in Svizzera da una richiesta di estradizione. L’accusa è pesantissima: si parla di maltrattamenti e traumi che avrebbero provocato il decesso del proprio figlioletto all’ospedale “Santissima Trinità”. Una versione che però l’avvocato vuole smentire.

«Relativamente alla grave notizia pubblicata da diversi organi di informazione sull’arresto – scrive il legale – a seguito di richiesta di estradizione delle autorità italiane, di una giovane coppia originaria di Borgomanero per la morte del proprio figlio, ricondotta a presunti maltrattamenti, è doveroso chiedere una rettifica rispetto a quanto diffuso in modo indiscriminato sui vari portali, verosimilmente sulla base di comunicati stampa peraltro tardivi, considerata la non attualità della vicenda, risalente al 2024».

“Il piccolo morto per un rigurgito”

«La morte del piccolo non è dovuta a eventi traumatici, né tantomeno a condotte violente, bensì a una causa naturale, individuata nel soffocamento da rigurgito di materiale alimentare.
Anche il Tribunale di Novara ha escluso la presunta aggravante della morte quale conseguenza dei maltrattamenti, la cui ipotesi accusatoria, allo stato, si fonda su un quadro meramente indiziario, ancora oggetto di accertamento giudiziario, tanto che pende impugnazione innanzi alla Suprema corte di Cassazione in sede cautelare».

«La famiglia confida nella giustizia e nell’operato della magistratura affinché si possa giungere a un definitivo chiarimento di questa tragica vicenda che è diventato un vero calvario per la coppia, le cui due figliolette sono state trovate senza alcun segno di maltrattamento dalle Autorità svizzera».

“In Svizzera per rifarsi una vita”

«Gli indagati vivevano da mesi in Svizzera nel tentativo di ricostruire la propria vita e sono stati raggiunti, con loro sorpresa, da una richiesta di estradizione a distanza di oltre un anno dai fatti, nonostante la piena collaborazione prestata agli inquirenti. La diffusione di ricostruzioni unilaterali, prive di adeguato riscontro critico, non contribuisce a una corretta informazione, ma rischia di tradursi in una indebita anticipazione di giudizio».

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