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Cinghiali devastano i campi a Cavallirio. Due agricoltori: pronti a lasciare tutto

I coltivatori lanciano l’allarme: raccolti distrutti, costi alle stelle e animali sempre più vicini alle case del paese.

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Campi devastati, prati rivoltati e raccolti compromessi. Succede da tempo a Cavallirio nella zona tra la Chiesa dell’Assunta e il campo sportivo, dove Pietro Mitidieri ed Emanuele Zanone denunciano la presenza sempre più invasiva dei cinghiali. I due agricoltori, uno pensionato e l’altro impegnato da anni nella gestione di terreni agricoli, raccontano una situazione diventata ormai difficile da sostenere, tra danni economici e crescente senso di impotenza.

Si parla qui di Cavallirio, ma il fenomeno è purtroppo diffuso pressoché ovunque.

«Basta una notte per distruggere settimane di lavoro»

Pietro Mitidieri coltiva il proprio appezzamento soprattutto per passione, ma vedere il terreno continuamente devastato sta diventando sempre più doloroso. «Io sono un pensionato e ho la fortuna di non dover vivere sui ricavi del mio appezzamento, ma chiunque abbia un orto o un giardino può capire il mio dolore nel vedere il terreno rivoltato, le piante danneggiate quando non estirpate, il prato completamente rovinato» racconta.

Molto simile anche l’esperienza di Emanuele Zanone, che da anni lavora per mantenere coltivabili e puliti i terreni della zona. «Questa non è la mia attività principale, ma la svolgo comunque con passione e impegno. I cinghiali sono uno dei motivi per cui ho smesso di tenere le mucche, mi hanno arrecato talmente tanti danni che faticavo a trovare loro fieno». Un problema che, oltre all’aspetto economico, pesa anche sul piano umano e affettivo.
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Costi troppo alti e la tentazione di lasciare tutto

Negli anni Zanone ha investito tempo, carburante e mezzi agricoli per aiutare anche altri proprietari di terreni della zona. Un impegno che oggi rischia di diventare insostenibile. «Spendo tempo e gasolio per tenere il terreno pulito e sistemare i danni dei cinghiali, ma adesso non potrò più farlo. I costi sono sempre più alti, ma soprattutto basta una notte per vedere distrutto il lavoro di una settimana» spiega l’agricoltore.

La conseguenza potrebbe essere l’abbandono progressivo dei terreni agricoli. «È una decisione che fa piangere il cuore, ma che alternative abbiamo? Continuare a sistemare il terreno non è la soluzione, è una lotta contro i mulini a vento» aggiunge Mitidieri. Anche la soluzione delle recinzioni appare complicata, sia per i costi elevati sia per le pratiche burocratiche necessarie ad ottenere le autorizzazioni.

«Il problema non riguarda più soltanto i campi»

Secondo i due agricoltori il fenomeno sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. «Lo dico da cacciatore oltre che da contadino, so che le battute si fanno e che l’amministrazione comunale fa il possibile per gestire il problema, ma sia il sindaco Vito D’Aguanno che la Provincia hanno le mani legate dalle troppe leggi e limitazioni» osserva Zanone, sottolineando come gli enti locali si trovino spesso senza strumenti adeguati.

La crescita del numero di cinghiali, però, non rappresenta soltanto un problema agricolo. «Il numero dei cinghiali è andato crescendo di anno in anno, e con esso i danni che provocano. Sono animali intelligenti, voraci, che si riproducono velocemente e in gran numero. Si abituano all’uomo ed è diventato sempre più comune vederli non solo nella campagna, ma perfino in paese».

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