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La grandine ha devastato le colline novaresi: «Non c’è più una foglia, l’uva non maturerà»
Vigneti in ginocchio tra Fara e Sizzano, pesanti conseguenze anche sul mais. Il punto della situazione con la Provincia di Novara.
Vigneti senza foglie, grappoli danneggiati e raccolti compromessi nelle colline novaresi dopo la violenta ondata di maltempo dei giorni scorsi. A descrivere la situazione sono gli agricoltori incontrati durante il sopralluogo del presidente della Provincia di Novara Marco Caccia nelle aree maggiormente colpite.
A Fara Novarese la grandine ha praticamente cancellato la parete fogliare delle viti. Senza foglie, spiegano i produttori, l’uva rimasta sulle piante non riuscirà a completare normalmente la maturazione. Il timore è che le conseguenze possano interessare anche la produzione del prossimo anno.
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A Sizzano grappoli pesantemente colpiti
Ancora più difficile la situazione riscontrata a Sizzano. «Non c’è più nulla, non c’è una foglia. Tutta l’uva che c’è non maturerà», è la testimonianza arrivata direttamente dai vigneti. Sulle piante sono rimasti grappoli segnati violentemente dai chicchi di grandine.
Per i viticoltori il maltempo rappresenta inoltre un nuovo colpo dopo i danni già provocati dalla Popillia. Ora si guarda con preoccupazione alla vendemmia, ma anche al 2027: le lesioni subite dalle viti possono infatti avere ripercussioni sul successivo ciclo produttivo. Qui sotto, il video postato dalla Provincia di Novara con le testimonianze degli agricoltori.
Mais danneggiato, problemi anche per le stalle
Le conseguenze riguardano anche i campi di mais. Le ferite provocate dalla grandine possono favorire funghi e muffe, con il rischio della formazione di tossine nel prodotto destinato all’alimentazione dei bovini. Un problema che va quindi oltre la semplice diminuzione del raccolto.
Il mais non più idoneo può essere ceduto a prezzi inferiori agli impianti di biogas, mentre gli allevatori devono acquistare altro prodotto per le stalle. Per le aziende agricole il rischio è così di pagare due volte il conto del maltempo: prima nei campi e successivamente nell’alimentazione degli animali.
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