CronacaNovarese
Novara, 53 chili di hashish nascondevano sostanze sintetiche: scatta l’allarme
Le analisi sul sequestro di giugno rivelano cinque cannabinoidi differenti. Prodotti difficili da riconoscere e possibili conseguenze molto gravi per la salute.
Cinquantatré chili di hashish, mezzo quintale abbondante di sostanza stupefacente che conteneva cinque differenti cannabinoidi, quattro completamente sintetici e uno semisintetico. È quanto emerso dagli accertamenti effettuati sulle sostanze sequestrate nei mesi scorsi dalla Guardia di finanza di Novara. Una scoperta che solleva importanti preoccupazioni per la salute pubblica, illustrata solo ieri, giovedì 5 ottobre, durante una conferenza stampa.
L’operazione aveva portato all’arresto di un uomo e al sequestro di un ingente quantitativo di stupefacenti, tra cui anche cocaina e marijuana. Le successive analisi hanno però rivelato una situazione ancora più complessa. Dietro l’aspetto apparentemente comune dei panetti di hashish si nascondevano infatti composti chimici potenzialmente molto più pericolosi di quelli normalmente presenti nella cannabis.
Cinque cannabinoidi individuati dalle analisi scientifiche
Le indagini, coordinate dalla procuratrice capo facente funzioni della Repubblica di Novara, Silvia Baglivo, sono state condotte in collaborazione con la polizia scientifica. Un lavoro di laboratorio particolarmente complesso ha permesso di individuare quattro cannabinoidi sintetici appartenenti alla classe degli analoghi di struttura derivanti da indazol-3-carbossamide.
Il quinto composto identificato è invece l’H4-Cbd, un cannabinoide semisintetico derivato dal cannabidiolo. Tutte le sostanze individuate rientrano nella Tabella I del Testo unico sugli stupefacenti. Gli accertamenti hanno consentito di riconoscere sostanze emergenti, alcune delle quali ancora scarsamente documentate, confermando la continua evoluzione dei prodotti immessi nel mercato illegale.
Hashish apparentemente normale, ma con rischi nascosti
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l’aspetto esteriore del materiale sequestrato. Alcuni campioni si presentavano come comuni panetti marroni, praticamente indistinguibili dall’hashish tradizionale. Altri avevano invece una consistenza gommosa oppure cristallina. Un aspetto ingannevole che può nascondere sostanze molto potenti, rendendo impossibile riconoscerne la composizione attraverso una semplice osservazione.
Il rischio è che chi utilizza questi prodotti possa assumere cannabinoidi sintetici senza esserne consapevole. A differenza del Thc presente naturalmente nella cannabis, alcune molecole artificiali possono provocare reazioni molto più intense e difficili da prevedere. La presenza di composti sconosciuti aumenta ulteriormente i pericoli, soprattutto quando non è possibile stabilire quali sostanze siano state effettivamente assunte.
Dalle sigarette elettroniche alle caramelle gommose
Gli accertamenti hanno fatto emergere anche altre forme di commercializzazione degli stupefacenti. Tra i prodotti esaminati figurano sigarette elettroniche contenenti concentrazioni di Thc prossime al 90%, percentuali particolarmente elevate. La droga viene proposta anche attraverso dispositivi e prodotti alternativi, che possono rendere meno immediata la percezione dei rischi legati al consumo.
Non sono mancate nemmeno le sostanze psicoattive inserite in prodotti alimentari, tra cui caramelle contenenti Thc e dolciumi gommosi a forma di orsetto. Presentazioni apparentemente innocue possono nascondere principi attivi stupefacenti, con dosaggi ed effetti difficili da valutare. Una diversificazione che rappresenta una nuova sfida per le attività investigative e per la prevenzione sanitaria.
I pericoli per la salute: tachicardia, panico e infarto
I cannabinoidi sintetici sono sostanze create artificialmente per agire sugli stessi recettori cerebrali sui quali interviene il Thc. La loro azione, però, può essere sensibilmente più intensa e meno prevedibile. Tra gli effetti avversi segnalati figurano tachicardia e attacchi di panico, mentre nei casi più gravi possono verificarsi anche complicazioni cardiovascolari, fino all’infarto.
La difficoltà nel riconoscere queste molecole rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione. Chi assume un prodotto credendo che si tratti di hashish tradizionale potrebbe esporsi inconsapevolmente a rischi differenti. Anche per i sanitari può diventare più difficile individuare le cause di una reazione avversa, soprattutto quando la composizione effettiva della sostanza non è conosciuta.
Indagini e nuove segnalazioni di allerta sulle droghe
L’operazione è il risultato della collaborazione tra la Guardia di finanza, che aveva condotto gli accertamenti investigativi e il sequestro, e la polizia scientifica, incaricata delle successive analisi chimico-forensi. La cooperazione tra investigatori e specialisti di laboratorio ha permesso di identificare composti particolarmente complessi, fornendo nuove informazioni sul mercato delle sostanze stupefacenti.
Gli approfondimenti proseguono anche in vista delle segnalazioni di allerta nazionali e internazionali, attraverso la Direzione centrale per i servizi antidroga e il Sistema nazionale di allerta rapida per le droghe. L’obiettivo è riconoscere tempestivamente le nuove sostanze in circolazione, contribuendo sia al contrasto del traffico illegale sia alla tutela della salute dei cittadini.
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