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Wanda Canna ricordata da Sandro Orsi, presidente Anpi

La sua storia personale e quella della sua famiglia raccontata per anni davanti a migliaia di studenti

Wanda Canna ricordata da Sandro Orsi, presidente Anpi.  La staffetta partigiana se n’è andata pochi giorni fa. 

Wanda Canna ricordata da Sandro Orsi, presidente Anpi

«Wanda era una donna che i valori della libertà ce li aveva proprio nel sangue – la ricorda Alessandro Orsi, presidente dell’Anpi Borgosesia e tra i principali esperti di storia locale -. La famiglia arrivò in Valsesia da Milano, dove il padre Antonio aveva partecipato ai moti del 1898. Lui era un socialista tutto d’un pezzo, e durante il governo fascista la famiglia, già in valle, ne subì le conseguenze. Basti pensare che Wanda fu perfino scacciata dal coro della scuola…»

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Wanda, tra l’altro, non era nemmeno il suo unico nome: «Il padre – spiega Orsi – amava le opere di Verdi, e la volle chiamare Desdemona in onore dell’Otello. La madre aggiunse poi il più popolare Wanda, e lei gliene fu sempre grata». Fin da giovanissima, così come era consuetudine all’epoca, andò in fabbrica: all’inizio alla tessitura Lenot di Borgosesia e poi alla Bozzalla e Lesna di Coggiola. Gli anni della Resistenza furono i più difficili. La sorella Miliuccia scampò per un soffio all’eccidio del 22 dicembre 1943, fuggendo dal municipio. Lei divenne una combattente partigiana, così come il padre e il fratello Beppe, mentre Wanda fece la staffetta: «Vale a dire – spiega Orsi – la portaordini tra il comando e i vari gruppi nascosti in valle. Un compito rischiosissimo e molto delicato, perché se una staffetta si faceva prendere c’era il rischio che le milizie fasciste scoprissero i vari rifugi».

Finita la guerra

Finita la guerra, Wanda tornò al lavoro, e negli anni successivi, via via che la guerra diventava un ricordo, iniziò un’instancabile opera di informazione e divulgazione di quella che era stata la lotta di liberazione, con i suoi ideali di libertà e autonomia. «Era una donna che davvero sapeva catturare l’attenzione dei ragazzi – ricorda ancora Orsi -. Io la conobbi ai tempi del movimento studentesco alla fine degli anni ‘60, quando trovammo ospitalità nella sede Anpi. Poi, come insegnante e dirigente, ebbi modo di collaborare con lei in decine e decine di iniziative volte a testimoniare davanti ai giovani le vicende che riportarono la libertà in Italia dopo gli anni bui del fascismo. Vorrei ricordare anche Costanza Arbeia e Daniela dell’Occhio, altre donne che seppero dare una testimonianza altissima dei valori della Resistenza, al di là di ogni retorica».

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